Il Tirreno

Grosseto

L’associazione chiede una regolamentazione: tolgono troppo mercato

L'Ascom contro le sagre

<b>A TAVOLA. </b>In una sagra in Maremma
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A TAVOLA. In una sagra in Maremma

«Anche 111 giorni all'anno di feste, non si può»

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 GROSSETO. Non è passato nemmeno un anno dall'appello con cui Ascom auspicava una regolamentazione per le sagre e le feste paesane che siamo già ripiombati nel pieno dell'estate e delle polemiche. Ed è proprio l'associazione di commercianti a tornare all'attacco: «Da oltre un mese - scrivono - i muri della città sono tappezzati di manifesti che promuovono questi eventi che occupano ormai gran parte del calendario provinciale delle manifestazioni, togliendo del tutto o quasi lo spazio ad altre importanti rassegne come festival, concerti e iniziative culturali».  «Solo l'anno scorso si sono contati oltre 80 appuntamenti del genere e Ascom aveva dato il via a un osservatorio permanente che riuscisse a tirare le fila di questo fenomeno sempre più allarmante per i ristoratori tradizionali. Il risultato è che, ancora a oggi non si riesce a inquadrare queste manifestazioni all'interno di un piano che riesca a farle svolgere con accorgimenti atti a non danneggiare le attività dei pubblici esercizi svolgendo ristorazione parallela».  E Ascom cita l'esempio del riepilogo del 2010 stilato dal Comune di Manciano: 45 giorni per le sagre tradizionali, 54 giorni per le manifestazioni con somministrazione temporanea/degustazioni, 13 giorni di feste paesane con somministrazione temporanea per un totale di 111 giorni.  «Si tratta di un terzo dell'anno "occupato" da attività di somministrazione parallela a quella delle attività in sede fissa. Se poi moltiplichiamo il dato tra tutti i 28 Comuni della Provincia di Grosseto è evidente che il fenomeno diventa imponente e fuori controllo».  Ascom, capofila delle istanze dei ristoratori della Provincia, sta ricevendo numerose segnalazioni e tante lamentele da parte degli imprenditori locali che, in un periodo già di notevole crisi, si vedono portare via importanti fette di mercato.  «Già l'anno scorso avevamo sollevato il dubbio, ad esempio, sulla scelta delle specialità gastronomiche, puntando in particolare il dito su quelle rassegne che hanno poco di "sagra" e di valorizzazione del prodotto tipico e che invece si configurano sempre di più come esercizi pubblici con menù completi dall'antipasto al dolce. Quest'anno stiamo assistendo all'intensificazione del fenomeno, con "sagre del pesce" che offrono come piatto forte le "grigliate di carne". Altra questione la durata: si prenda anche qui a titolo di esempio la Sagra del Cinghiale di Rispescia - che poi diventa la "sagra dei piatti tipici maremmani" - che si svolge praticamente senza soluzione di continuità dal 25 giugno al 24 luglio. Un altro problema è il mancato coinvolgimento degli operatori locali: basterebbe infatti che negli stessi giorni della sagra (ma non così tanti) tutti i ristoratori della zona avessero la possibilità di partecipare alla rassegna proponendo direttamente i propri piatti o collegandosi alla sagra con menù tematici durante gli stessi giorni di svolgimento».  «Alcuni Comuni, nel frattempo, si sono dotati di un regolamento per la gestione di questi eventi, ma restano ancora casi isolati. A Manciano e Roccastrada, ad esempio, sono stati stilati dei regolamenti che hanno tra i primi obiettivi quello di salvaguardare le attività di somministrazione in sede fissa e di identificare un numero massimo di giorni annui per lo svolgimento delle feste».  «Se infine il problema è finanziarie le attività delle associazioni sportive crediamo anche che non sia accettabile far del bene ad alcuni danneggiandone tantissimi altri, e in questo caso un'intera categoria di operatori economici. Si potrebbe ovviare al problema prevedendo di far gestire le sagre direttamente ai ristoratori, i quali potrebbero devolvere alle associazioni una percentuale degli incassi congiuntamente pattuita. In questo modo non solo non ci sarebbero danni per gli imprenditori e si farebbe comunque del bene aiutando fattivamente queste associazioni, ma si garantirebbe al consumatore finale il totale rispetto delle norme igienico-sanitarie e fiscali che spesso vengono a mancare in questi appuntamenti estivi».

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