Il Tirreno

Grosseto

«I piccoli ospedali vanno ripensati»

Guido Fiorini
<b>PRESIDENTE.</b> Marco Remaschi
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PRESIDENTE. Marco Remaschi

Marco Remaschi, presidente della commissione regionale, spiega i tagli in vista

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 GROSSETO. I piccoli ospedali andranno ripensati, perché la diminuzione delle risorse per la sanità impone di fare scelte: il giorno dopo la visita della commissione della Regione all'Asl di Grosseto, il presidente Marco Remaschi spiega - con la consueta schiettezza - a quali scenari si va incontro.  Scenari che sono rischiosi soprattutto per la Provincia di Grosseto, la più estesa della Toscana, dove il semplice criterio del numero di residenti non può essere sufficiente a ponderare le risorse da assegnare: i 230mila abitanti della Maremma sono meno dei 250mila di Prato, ma i 4500 kmq dell'estensione territoriale sono dodici volte i 365 kmq della città laniera, con distanze dal centro (e tempi di percorrenza, anche per le emergenze) che vanno di conseguenza. Quindi i presidi territoriali, da Massa Marittima a Pitigliano, da Orbetello a Castel Del Piano resteranno: ma le funzioni andranno riviste, perché è impensabile che si sia ancora tutto ovunque.  Presidente, calano i soldi per la sanità.  «A dire il vero è la sanità toscana che ogni anno richiede il 3% di risorse in più: l'aumento è dovuto ai contratti del personale e quindi agli scatti di carriera, ma anche a una crescita costante delle prescrizioni farmaceutiche e di diagnostica per immagini che, d'accordo con i medici di base, andrà drasticamente limitata. L'anno scorso la Regione mise nella sanità lo 0,7 in più, di fatto, per somma algebrica, il 2,3% in meno del necessario. Quest'anno, invece, ci saranno 200 milioni di euro di taglio, dovuti alla drastica riduzione dei trasferimenti statali. Di fronte a questi numeri le scelte sono inevitabili, non c'è proprio alternativa».  Come vi state muovendo?  «Serve un approccio diverso rispetto al passato. A partire dagli ospedali. Faccio un esempio: stanno nascendo due nuove strutture a Pistoia e a Prato, a 20 km l'una dall'altra. Non ha senso che offrano gli stessi servizi, non dovranno essere due fotocopie. Lo stesso vale per i piccoli ospedali: impensabile che ci sia tutto ovunque. Anche perché poi, a guardar bene i dati, sono i pazienti a scegliere: ormai certi interventi si fanno solo nei grandi centri».  Quindi gli ospedali, anche quelli piccoli, sotto ai cento posti letto, sono a rischio? In Maremma ce ne sono quattro così: Massa Marittima, Orbetello, Pitigliano, Castel del Piano.  «La Maremma è vastissima, di questo dovremo tener conto. Andranno salvaguardate le aree montane e anche le zone rurali. Certo non si può tener conto solo del dato della popolazione residente, ma anche delle distanze. Non per nulla l'Asl di Grosseto è quella che ha i più alti trasferimenti pro-capite. Ma la Regione deve valutare anche la "massa critica", anche per la sicurezza dei pazienti. Mi spiego meglio: che senso ha mantenere un reparto in un ospedale dove si fanno meno di dieci interventi all'anno? O un punto nascita dove nascono meno di un certo numero di bambini? E come si può pensare che un bravo primario vada in un ospedale dove si opera pochissimo?»  Quindi certi ospedali sono destinati a perdere funzioni.  «Non facciamo allarmismo, non è questo il punto. Anzi, gli ospedali periferici dovranno specializzarsi in alcune funzioni e puntare su quelle. E la gente dovrà capire che, soprattutto per gli interventi programmabili, sarà necessario spostarsi di qualche chilometro. Non è più come prima, ormai ricoverati si sta 3 o 4 giorni, al massimo una settimana, organizzandosi è possibile. E c'è la sicurezza di essere operati in un ospedale che dà delle garanzie di standard elevati, oltre ad avere il reparto di rianimazione, per le emergenze. Sul territorio dovrà essere garantita una rete efficiente di medici di base, per la prevenzione, e un sistema che prenda in carico le persone quando escono dall'ospedale».

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