Sicurezza
Addio alla scuola di Rugginosa
Gabriele Baldanzi
Deposito di gas troppo vicino, oggi lo storico asilo chiude per sempre
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GROSSETO. Come calpestare i fiori del campo di Arles mentre Van Gogh li sta dipingendo. Oggi chiude - per sempre - una delle scuole più vecchie di Grosseto, l'ultima scuola di campagna, non omologata, condotta allo stesso modo di cinquant'anni fa.
In silenzio chiude l'asilo all'ingresso nord di Grosseto, assediato dall'avanzamento dei capannoni, sfrattato dal vicino "più forte", un deposito di gas. Qui, ai margini della vecchia Aurelia, fino a ieri le maestre e i ragazzi facevano l'orto, seguivano il corso delle stagioni guardando i cambiamenti degli alberi da frutto.
Da settembre non sarà più possibile. La chiusura di una scuola, si sa, non è mai una buona notizia. Tanto più se il presidio è storico e se rappresenta - per una comunità come quella di Rugginosa - un pezzettino di vita, ma soprattutto un simbolo della Grosseto che fu.
Da settembre - dicevamo - è praticamente certo il trasferimento di questa piccola sezione (27 bambini di 3, 4 e 5 anni) nel plessone di via Portogallo, dove il Comune si è impegnato ad attrezzare un'ala della scuola media Ungaretti per ospitare al meglio i piccoli.
Il deposito Liquigas è il big bang di questa storia senza lieto fine. Una vicenda in cui si intrecciano vecchi dispositivi legislativi, la Seveso, circolari del Ministero dell'ambiente e protocolli di protezione civile. I termini della questione ormai sono chiarissimi; tutto è nato da una verifica compiuta dall'Arpat, nel corso dell'estate 2010.
Al deposito del gas, in virtù delle accresciute dimensioni dell'impianto, fu imposta una riclassificazione, che prevedeva anche di "rinfrescare" il piano di emergenza interno ed esterno dell'azienda, rappresentando il deposito una fonte di pericolo con probabilità di accadimento di un incidente lievemente superiore al passato.
«Rischi residui marginalissimi» hanno spiegato gli esperti, ma tali evidentemente da essere scongiurati a priori con il trasferimento della vicina scuola dell'infanzia. E così una struttura pubblica che funziona, che piace (c'è chi partiva dal centro della città per portare qui i propri figli), che rappresenta un vanto e un simbolo per il capoluogo di un territorio agricolo, viene di colpo cancellata dalla necessità (o opportunità?) di applicare la legge ad una società privata.
In buona sostanza la questione della sicurezza dei bambini, delle difficoltà di evacuazione della scuola in caso di allarme, si lega a doppio filo alle prescrizioni a cui deve sottostare la Liquigas, «impianto a rischio di incidente rilevante» si legge nelle carte in possesso del sindaco e del prefetto.
Ieri pomeriggio c'è stato l'ennesimo incontro tra i genitori, le maestre Sabina e Marianna e il dirigente Loredana Cardi in rappresentanza del Comune. Il sindaco Bonifazi aveva promesso a dicembre del 2010 un'alternativa valida.
La materna di Rugginosa si sposterà in Cittadella, nel cuore della Grosseto che cresce, in una struttura moderna e funzionale: aule tutte uguali, un pratino senza ombra rinchiuso da un cortile, un luogo che - si capisce - ha sempre ospitato adolescenti e adulti. C'è da spenderci e da lavorarci in questi due mesi per renderlo "asilo".
E alla Rugginosa ora che succede? L'edificio che ospitava la scuola sarà abbandonato, non più utilizzabile. La collettività, per la cronaca, ci perde più o meno 400 mila euro di patrimonio. Alla gente che vive qui questa scelta (a cui il Comune è stato obbligato) non piace. «Andava trasferita la fonte del pericolo e non la scuola.
Di questo passo verrà un giorno una norma che ci costringerà ad abbandonare le nostre case...» spiega un anziano che vive a 200 metri dal deposito. Chiunque ribadisce lo stesso concetto: «La burocrazia e le istituzioni hanno fatto corto circuito. Speriamo che adesso identica sorte non tocchi al bar, alle case vicine, alle aziende.
Finché non rimarrà soltanto - nel raggio di mezzo chilometro - il deposito del gas in sicurezza totale nel caso di top-event». E' una brutta sensazione calpestare i fiori del campo di Arles mentre Van Gogh li sta dipingendo...
In silenzio chiude l'asilo all'ingresso nord di Grosseto, assediato dall'avanzamento dei capannoni, sfrattato dal vicino "più forte", un deposito di gas. Qui, ai margini della vecchia Aurelia, fino a ieri le maestre e i ragazzi facevano l'orto, seguivano il corso delle stagioni guardando i cambiamenti degli alberi da frutto.
Da settembre non sarà più possibile. La chiusura di una scuola, si sa, non è mai una buona notizia. Tanto più se il presidio è storico e se rappresenta - per una comunità come quella di Rugginosa - un pezzettino di vita, ma soprattutto un simbolo della Grosseto che fu.
Da settembre - dicevamo - è praticamente certo il trasferimento di questa piccola sezione (27 bambini di 3, 4 e 5 anni) nel plessone di via Portogallo, dove il Comune si è impegnato ad attrezzare un'ala della scuola media Ungaretti per ospitare al meglio i piccoli.
Il deposito Liquigas è il big bang di questa storia senza lieto fine. Una vicenda in cui si intrecciano vecchi dispositivi legislativi, la Seveso, circolari del Ministero dell'ambiente e protocolli di protezione civile. I termini della questione ormai sono chiarissimi; tutto è nato da una verifica compiuta dall'Arpat, nel corso dell'estate 2010.
Al deposito del gas, in virtù delle accresciute dimensioni dell'impianto, fu imposta una riclassificazione, che prevedeva anche di "rinfrescare" il piano di emergenza interno ed esterno dell'azienda, rappresentando il deposito una fonte di pericolo con probabilità di accadimento di un incidente lievemente superiore al passato.
«Rischi residui marginalissimi» hanno spiegato gli esperti, ma tali evidentemente da essere scongiurati a priori con il trasferimento della vicina scuola dell'infanzia. E così una struttura pubblica che funziona, che piace (c'è chi partiva dal centro della città per portare qui i propri figli), che rappresenta un vanto e un simbolo per il capoluogo di un territorio agricolo, viene di colpo cancellata dalla necessità (o opportunità?) di applicare la legge ad una società privata.
In buona sostanza la questione della sicurezza dei bambini, delle difficoltà di evacuazione della scuola in caso di allarme, si lega a doppio filo alle prescrizioni a cui deve sottostare la Liquigas, «impianto a rischio di incidente rilevante» si legge nelle carte in possesso del sindaco e del prefetto.
Ieri pomeriggio c'è stato l'ennesimo incontro tra i genitori, le maestre Sabina e Marianna e il dirigente Loredana Cardi in rappresentanza del Comune. Il sindaco Bonifazi aveva promesso a dicembre del 2010 un'alternativa valida.
La materna di Rugginosa si sposterà in Cittadella, nel cuore della Grosseto che cresce, in una struttura moderna e funzionale: aule tutte uguali, un pratino senza ombra rinchiuso da un cortile, un luogo che - si capisce - ha sempre ospitato adolescenti e adulti. C'è da spenderci e da lavorarci in questi due mesi per renderlo "asilo".
E alla Rugginosa ora che succede? L'edificio che ospitava la scuola sarà abbandonato, non più utilizzabile. La collettività, per la cronaca, ci perde più o meno 400 mila euro di patrimonio. Alla gente che vive qui questa scelta (a cui il Comune è stato obbligato) non piace. «Andava trasferita la fonte del pericolo e non la scuola.
Di questo passo verrà un giorno una norma che ci costringerà ad abbandonare le nostre case...» spiega un anziano che vive a 200 metri dal deposito. Chiunque ribadisce lo stesso concetto: «La burocrazia e le istituzioni hanno fatto corto circuito. Speriamo che adesso identica sorte non tocchi al bar, alle case vicine, alle aziende.
Finché non rimarrà soltanto - nel raggio di mezzo chilometro - il deposito del gas in sicurezza totale nel caso di top-event». E' una brutta sensazione calpestare i fiori del campo di Arles mentre Van Gogh li sta dipingendo...
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