Il Tirreno

Grosseto

«Rivedere i contributi della Pac»

Lorenzo Santorelli
<b>PRESIDENTE. </b>Anton Francesco Vivarelli Colonna
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PRESIDENTE. Anton Francesco Vivarelli Colonna

Confagricoltura all'attacco: «Vanno ottimizzati»

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 GROSSETO. «Con il ridimensionamento dei finanziamenti Pac (Politica agricola comunitaria gestita dall'Unione europea ndc) dal 2013 bisognerà ottimizzare i contributi». L'ottimizzazione dei contributi auspicata dal presidente di Confagricoltura Antonfrancesco Vivarelli Colonna consiste in due passaggi. «Indirizzare gli aiuti economici verso coloro che hanno il massimo reddito dall'attività agricola, destinando invece agli agricoltori "per hobby" altre forme di incentivo come ad esempio gli sgravi fiscali. Utilizzare come criterio di distribuzione dei contributi europei il prodotto vendibile lordo e non la quantità di superficie seminativa, criterio quest'ultimo che penalizzerebbe una nazione relativamente piccola come l'Italia che però ha prodotti di alta qualità». Per parlare delle modifiche che rivoluzioneranno la Pac dal prossimo anno, raggiungere la compattezza della categoria e «fare lobby» usando le parole del suo presidente, Confagricoltura ha organizzato un incontro con Franco Posterino, direttore del servizio economico dell'associazione. Gli effetti della nuova Pac si riverseranno sulle circa 45.600 aziende toscane del settore agricolo. Un settore che presenta alcune distorsioni se è vero che dei 168 milioni di euro annui provenienti da Bruxelles sotto forma di contributi Pac, 100 milioni finiscono nelle tasche di 3.500 aziende mentre le altre 43.000 si spartiscono i restanti 68 milioni, ricevendo un finanziamento inferiore ai 500 euro ciascuna. «L'ingresso di nuovi paesi nell'Unione Europea, in particolar modo quelli dell'est - ha sottolineato Posterino - ha reso ineludibile una ridefinizione della Pac che tenga conto delle diversità tra le varie zone dell'Italia e ne valorizzi le tipicità». Per recuperare competitività la categoria deve «unirsi e organizzarsi per migliorare la qualità delle nostre produzioni e contrattarne meglio la vendita. Le divisioni e il confronto con pochi trasformatori ci indeboliscono». Un modello di sviluppo che però, conclude Posterino, «non deve trasformarsi in assistenzialismo». Particolare attenzione è stata dedicata alla crisi del comparto ovocaprino. Secondo Confagricoltura il prezzo del latte è sceso a 60/65 centesimi a litro e le quotazioni del pecorino romano a 5 euro al chilo. La crisi sarebbe dovuta sia alla concorrenza di altri paesi come Grecia, Francia e Bulgaria, sia alle criticità della situazione in Sardegna dove il crollo dei prezzi del latte ovino avrebbe trascinato al ribasso anche regioni produttrici come la Toscana.

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