Il Tirreno

Grosseto

Medico e infermiere indagati

Pierluigi Sposato
L’avvocato Marco Calò e l’ospedale di Orbetello
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L’avvocato Marco Calò e l’ospedale di Orbetello

Il gip respinge la richiesta di sospensione temporanea dal servizio

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 ORBETELLO. Il gip Molino ha respinto la richiesta di sospensione temporanea dal servizio di un medico e di due infermiere indagati per peculato e truffa in relazione alle visite libero-professionali "intra moenia" e alle ecografie che sarebbero state effettuate senza che i pazienti pagassero quanto dovuto alla Asl: il denaro sarebbe stato direttamente versato alle infermiere e al medico. Episodi avvenuti a Orbetello, Manciano e Pitigliano tra il 2006 e il 2009.  Non c'è il rischio di reiterazione del reato, secondo il giudice, perché è cambiato tutto e in particolare il sistema è stato informatizzato: dunque non vi è possibilità che i pagamenti avvengano al di fuori del Centro prenotazioni. E non vi sono indizi di ulteriori prenotazioni e pagamenti avvenuti al di fuori del sistema finalmente ammodernato. Come non vi è traccia di minacce o intimidazioni nei confronti di chi aveva denunciato.  Il primario di chirurgia Giuseppe Rivela e le infermiere Margherita Pacelli e Giovanna Petrocchi non saranno quindi sospesi dal servizio, dopo l'interrogatorio preventivo che si è svolto la settimana scorsa. Resta comunque in piedi l'indagine nei loro confronti, avviata nell'ottobre di due anni fa dalla Tenenza della guardia di finanza e portata avanti anche mediante intercettazioni, acquisizioni di documenti, raccolta di testimonianze e il sequestro di un pc. Sono tutti e tre indagati innanzi tutto per peculato: avrebbero trattenuto il denaro versato per le visite e le ecografie effettuate dal medico con l'assistenza delle due infermiere. Secondo l'accusa o non avrebbero versato le quote dovute alla Asl o si sarebbero appropriati delle ecografie effettuate con le apparecchiature degli ambulatori di chirurgia degli ospedali di Orbetello e Pitigliano e del centro Fisiomed di Manciano. Un migliaio di casi, con oltre 80mila euro che saebbero dovuti finire nelle casse Asl, con un compenso per il medico di circa 60mila. Tale comportamento, sempre secondo la Procura, implicherebbe anche la truffa, perché la Asl non sarebbe stata messa a conoscenza del numero delle prestazioni e sarebbe stata privata della quota: sarebbe stato in vigore una sorta di sistema parallelo.  «Il dottor Rivela - dice l'avvocato Marco Calò, che lo difende - ha difeso con passione il proprio operato. E ha detto chiaramente che le ecografie erano da lui state effettuate come strumento diagnostico a supporto delle proprie indagini. Insomma, come se usasse uno stetoscopio. Ha fatto ciò che ha fatto solo per avere una diagnosi più accurata. Ha spiegato anche di aver operato in un regime di intra moenia "allargato". Ha aggiunto di aver sempre osservato con scrupolo le norme e di aver operato in quel modo perché sennò altrimenti gli ambulatori non avrebbero potuto funzionare».  Non ha invece risposto la Pacelli, assistita dall'avvocato Giovanni Di Meglio: «A mio giudizio le esigenze cautelari erano insussistenti - dice il legale - anche perché le indagini sono concluse e non può esservi inquinamento delle prove. Parliamo poi di fatti di due anni fa: non solo la mia assistita è stata trasferita da un anno e mezzo in un altro reparto ma la reiterazione del reato non è contenuta nemmeno negli elementi che il pm indica tra quelli sintomatici».

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