Il dolore
«A Grosseto resti la leadership»
Guido Fiorini
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PROFESSORE A CHICAGO. Pier Cristoforo Giulianotti Parla il professor Giulianotti: «Qui ci sono competenze uniche»
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GROSSETO. «Questa è una realtà nata a Grosseto. Una scommessa vinta in Maremma quando nessuno ci credeva. E quindi la "leadership" della chirurgia robotica in Toscana e in Italia deve restare al Misericordia. Per la città è un diritto-dovere difendere la struttura, la scuola, le altissime professionalità che ci lavorano»: Pier Cristoforo Giulianotti, seduto nella poltrona di casa sua alla prima periferia della città, accanto al suo amatissimo pianoforte a coda ("è una passione" dice "mi rilassa"), difende il "suo" gioiello, ora diretto dal dottor Andrea Coratti. Da qualche anno Giulianotti è a Chicago, direttore della scuola e dei corsi di chirurgia robotica "minimally invasive" alla Uic (University of Illinois Chicago), ma il legame con Grosseto è rimasto strettissimo. Sia perché questa è la sua città ("è come la zuppa di mamma" commenta "è sempre la più buona. Amo Grosseto e ci torno ogni volta che posso"), sia perché la scuola di chirurgia robotica che ha sede al Misericordia collabora con l'università dell'Illinois per formare i medici di tutto il mondo e prepararli a sfruttare ovunque questo matrimonio fra chirurgia e altissima tecnologia di cui è stato il pioniere. Il corso iniziato ieri (vedi articolo sotto, ndr), trasmesso in diretta web in tutto il mondo, è solo l'ultimo esempio, e una stretta collaborazione è in atto anche con l'Istituto europeo di oncologia di Milano. «Questi corsi che vanno in diretta sul sito della Crsa (Clinical robotic surgery association, l'associazione mondiale della chirurgia robotica, che lui stesso ha fondato ndr) - spiega Giulianotti - sono il seme di un progetto che può avere effetti dirompenti sullo studio della medicina, perché per la prima volta il sapere non resta segregato in scuole e università che sono chiuse come monasteri, ma viene messo a disposizione di tutti. In questo modo si innalzano ovunque le competenze, con vantaggi che si riflettono sui pazienti. Abbiamo qui una trentina di medici da tutto il mondo, sono insieme anche quelli arabi e israeliani, ma altrettanti sono collegati via web e chiunque può seguire le lezioni, dall'Africa all'Asia. Insomma, stiamo dando le gambe al significato di "universitas", cioè per tutti». Una realtà, la robotica, nata a Grosseto. «Abbiamo iniziato nel 2000, dal 2003 c'è la scuola. Ci abbiamo creduto da subito, quando arrivavano soprattutto critiche e c'era molto scetticismo in giro. Invece il progetto, che è anche una rivoluzione culturale per molti medici, si è affermato con il tempo e adesso la robotica è molto diffusa. A Grosseto credo sia un po' il fiore all'occhiello della sanità locale». Eppure nell'area vasta sono nati anche i centri di Arezzo e di Siena. Ha senso? «Credo che i vantaggi che porta la robotica, con il tempo, finiranno per diffondersi ovunque. E quindi sarà normale che in ogni ospedale ci siano le macchine per questo tipo di intervento: niente di strano che ci siano centri anche in altre città, anche se vicine. Però non bisogna dimenticare che operare con questo sistema è anche una rivoluzione culturale, serve una formazione per i medici, serve un processo di cambiamento di mentalità che è lungo nel tempo. A Grosseto, ormai, questo tipo di approccio c'è da tanti anni, siamo stati i primi». Quindi Grosseto ha vantaggi innegabili. «Sia chiaro, non mancheranno i tentativi di svuotare o portare altrove quanto abbiamo costruito nel tempo. Per cui questa realtà andrà difesa con forza. Però io resto convinto che la "leadership" della chirurgia robotica debba restare a Grosseto. Non basta portare una macchina ad altissima tecnologia in un ospedale per fare la robotica, ci vogliono anche i chirughi preparati "ad hoc". E il team che ruota attorno al dottor Andrea Coratti è qualcosa che abbiamo solo qui in Maremma. E qui deve restare».
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