Il Tirreno

Grosseto

Capalbio. I carabinieri lo hanno rintracciato a Falconara

Riduzione in schiavitù, da ieri è in carcere il quarto rumeno

<b>VIOLENZE</b> Indagini dei carabinieri
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VIOLENZE Indagini dei carabinieri

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 CAPALBIO. Anche l'ultima ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita. I carabinieri hanno così chiuso l'operazione "Silone", l'indagine su riduzione in schiavitù, tratta di persone, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, cessione ed agevolazione all'uso di sostanze stupefacenti continuate.  All'appello mancava Valentin Petru Mihu, detto Vale, 26 anni, cittadino rumeno, rintracciato ieri mattina dai militari della stazione di Capalbio che hanno condotto gli accertamenti, sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia: era a Falconara Marittima, in provincia di Ancona. I carabinieri lo cercavano dai primi del mese, una volta che il gip fiorentino Monti aveva autorizzato l'esecuzione delle misure cautelari (quattro in carcere e una ai domiciliari - altre 7 persone erano state denunciate a piede libero, 10 le perquisizioni effettuate). Mihu è in carcere ad Ancona. Erano già finiti in cella Florin Pislaru, 23 anni, Alexandru Paulyuk, 31, e Adrian Zoia, 43, tutti residenti o comunque orbitanti a Capalbio.  Quella di Mihu è una delle posizioni più gravi nell'inchiesta di cui è titolare il sostituto procuratore Pietroiusti che ha al centro la vicenda di una diciannovenne rumena, madre di un bambino di pochi mesi, che il 26 agosto dello scorso anno aveva bussato alla caserma dei carabinieri di Capalbio chiedendo aiuto: aveva raccontato di essere schiava da due mesi di un gruppo di connazionali e di essere appena fuggita dalla sua ultima prigione «dove per 50 euro al giorno sono costretta a prostituirmi». E invece era arrivata in Italia con la prospettiva di un lavoro nelle campagne.  Ed è proprio questa la contestazione mossa a Mihu, in concorso con Alexandru Paulyuk, detto Sandu: i due avrebbero ingannato la ragazza, che chiameremo Francesca, promettendole un lavoro e invece costringendola a prostituirsi; l'avrebbero accompagnata in pullmino dalla Romania fino alla loro abitazione di Capalbio; e avrebbero approfittato della sua condizione di necessità. Paulyuk, Mihu, ma anche Pislariu e i capalbiesi Alessio Cocchieri e Costanzo Nolletti avrebbero favorito e sfruttato i proventi (i clienti sarebbero stati procurati da Pislariu, Nolletti e Cocchieri). Paulyuk e Mihu avrebbero anche minacciato di picchiarla e ammazzare la famiglia e il figlioletto.  C'è poi la questione dell'uso di hashish che sarebbe stato ceduto alla ragazza e a un minore nel periodo giugno-luglio 2010. Altre contestazioni, che non riguardano Mihu, sono relative alla vendita per mille euro di Francesca (da Paulyuk a Zoia) e di violenza sessuale nei confronti della ragazza (Zoia). Infine, altre contestazioni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione sono relative a Pislariu, Zoia e Nolletti. (p.s.)

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