Il dolore
«La Tioxide dimezzi i gessi rossi»
Interviene anche la Provincia: l'impianto ora è necessario
2 MINUTI DI LETTURA
SCARLINO. Dimezzare la produzione dei gessi rossi e riutilizzo degli scarti, purchè a norma di legge. Sono i due punti fermi che la Provincia di Grosseto chiede alla Huntsman Tioxide. E per quanto riguarda l'utilizzo dei gessi come fertilizzante, il presidente Leonardo Marras è chiaro: «dipende da un'autorizzazione del Ministero dell'agricoltura». La questione sulla produzione e l'utilizzo dei gessi dello stabilimento del Casone fa discutere da settimane. Nel dibattito, avviato dagli ambientalisti, sono entrati anche la stessa società e i vari soggetti politici del territorio. Anche Marras adesso interviene sull'argomento, dicendo che la Provincia «ha sempre avuto una grande attenzione alla tutela della salute e ha alle spalle un lavoro enorme sui monitoraggi ambientali nella piana di Scarlino». In questo senso, continua, «colgo quindi in positivo le sollecitazioni della Coldiretti di Scarlino, consapevole del dovere delle istituzioni di svolgere il proprio ruolo di garanzia nei confronti dei cittadini». Entrando nel merito dei gessi, poi, Marras spiega che «per la la Provincia, quindi, è fondamentale che l'azienda realizzi l'impianto che consente la riduzione del 50% dei sottoprodotti della lavorazione del biossido di titanio, ed è corretto utilizzare questi sottoprodotti per altri scopi, compreso quello di fertilizzante per l'agricoltura». Sempre la Coldiretti insieme agli ambientalisti poi, nei giorni scorsi, hanno denunciato le forti concentrazioni di manganese presenti nella falda sottostante ai tre ex siti minerari del Casone. A questo proposito interviene l'assessore all'ambiente, Patrizia Sivieri. «La Provincia è perfettamente a conoscenza della questione. Tanto è vero che è già stato approvato il piano di bonifica ed è in corso la gara per individuare la ditta che se ne farò carico nell'ambito del più ampio piano delle bonifiche che riguardano la piana di Scarlino. Il manganese, peraltro, non è un metallo pericoloso e, ad ogni modo, l'acqua della falda della piana di Scarlino non può essere utilizzata per scopi alimentari. Questo per dire che senza clamori e con costanza nel tempo, la Provincia e gli Enti locali hanno sempre svolto il proprio compito in collaborazione con Arpat e Asl 9».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google