Il Tirreno

Grosseto

Un'altra città a due passi dal centro

Guido Fiorini
Un'altra città a due passi dal centro

Il Consorzio Agrario si trasferisce: al suo posto case, negozi, uffici, un parco

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 GROSSETO. C'è un triangolo di città, una fetta di quasi 27mila mq, sconosciuto ai più ma a due passi dal centro storico, che entro breve tempo potrebbe trasformarsi, tornando a disposizione dei cittadini. E contestualmente alla sua "mutazione" cambiare il volto di Grosseto, viste le dimensioni e la collocazione. Il triangolo, alle spalle dello storico silos visibile anche da lontano, è di proprietà del Consorzio Agrario ed è compreso fra viale Fabio Massimo, via Prile e via Etruria, subito al di là del sottopasso della ferrovia di via Telamonio per chi viene dal centro.  Nei progetti del Consorzio, ormai da quasi dieci anni, c'è l'intenzione di restituire quest'area enorme alla città, trasformandola in appartamenti, parte dei quali da vendere e affittare a prezzi calmierati per rispondere all'emergenza abitativa, ma anche in negozi, uffici, un parco, un nuovo sottopasso della ferrovia, una sala pubblica.  Già nel 2003 fu fatto un concorso d'idee fra professionisti per riprogettare l'area e vennero fuori soluzioni interessanti. Poi più nulla, a causa dei vincoli degli strumenti urbanistici.  «Ora siamo di nuovo pronti - spiega il presidente del Consorzio Agrario, Massimo Neri - ma purtroppo anche il nuovo Regolamento urbanistico, che aspettavamo da tempo, ci crea problemi in questo senso. Proprio in questi giorni, con l'aiuto del nostro professionista (l'ex sindaco di Scansano, Flavio Morini, ndr) abbiamo presentato una lunga serie di osservazioni. Al via libera è legato anche il trasferimento di tutte le nostre attività in un'area che abbiamo di fronte al Centro Fiere del Madonnino. Dobbiamo spostare il mangimificio, lo stoccaggio dei cereali, la distribuzione di mezzi tecnici».  Tutte attività che ormai non hanno più senso nel centro cittadino.  «Vero. Ma noi siamo lì da tantissimi anni, dall'inizio del secolo scorso, quando al di là della ferrovia c'era la campagna. Addirittura il vecchio silos è tutelato dalla Soprintendenza (è stato inaugurato nel 1933, ndr) e dovrà restare così com'è, ci faremo un museo».  È comunque un intervento corposo.  «Abbiamo stimato che questa operazione, considerando l'indotto, muoverà circa cento milioni di euro, darà lavoro e opportunità. Credo che la città non possa perdere un'occasione di questo genere, soprattutto in un momento così difficile».  Quindi il meccanismo del trasferimento è già in moto?  «Aspettiamo di sapere cosa succederà nell'area, ma in ogni caso dovremo farlo. Del resto l'agricoltura sta cambiando e ci dobbiamo adeguare: ad esempio il mercato dei macchinari, come i trattori, ha perso il 40% con la crisi: in pochi ormai possono permettersi di comprarli nuovi. Dobbiamo ripensare il modello e noi siamo nel meccanismo, siamo un'azienda al servizio del mondo agricolo».  Come deve cambiare l'agricoltura?  «Va ripensata. Noi in Maremma siamo fortunati: abbiamo un valore aggiunto che è il territorio. Ormai i consumatori attenti quando acquistano un prodotto guardano sull'etichetta da cosa è fatto ma anche da dove viene. E guardano meno la marca. Il grano per la pasta viene anche dalla Cina e dal Canada, ma il nostro latte dell'Amiata fa un pecorino unico, impossibile da copiare e di alta qualità. Lo stesso gli olivi, le viti. Un esempio concreto? Il Caseificio di Stribugliano (che sta ripartendo anche grazie al Consorzio, ndr) produce una mozzarella di bufala "toscana" che va a ruba per la sua provenienza. Questa è la nostra forza».  Ci sono progetti in questo senso?  «Insieme ad altri consorzi stiamo lavorando a una pasta, a marchio Ghigi, che sarà fatta solo con grano maremmano. E ci sarà scritto sull'etichetta. Certo questa terra avrà bisogno anche di infrastrutture, se vorrà crescere, i collegamenti sono faticosi».  Parla della Tirrenica?  «È fondamentale, a patto che non passi sull'Aurelia a sud di Grosseto. Ma anche il polo logistico a Braccagni è decisivo, oltre al polo tecnologico sull'agricoltura che sarà all'Alberese».

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