Il Tirreno

Grosseto

«La casa è un diritto, aiutateci a trovarla»

Sara Landi
<b>IL CORTEO.</b> La manifestazione si &egrave; snodata da piazza Rosselli fino al Municipio
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IL CORTEO. La manifestazione si è snodata da piazza Rosselli fino al Municipio

Gli sfrattati da Casa Betania hanno manifestato per le strade del centro

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 GROSSETO. «La casa è un diritto, non una merce. Stop agli sfratti per morosità incolpevole. Prima il lavoro poi la casa».  Dietro questo striscione esposto sotto la sede della Prefettura c'erano ieri mattina Hussain, Fazil, Nicoleta, Mohammed e altri insieme ai loro bambini. Da quando non hanno più alloggio a Casa Betania vivono per strada.  Per strada. Invece ieri in strada c'erano per chiedere aiuto. Il loro appello viene raccolto sia da chi partecipa a titolo personale sia dai partiti: ci sono le bandiere dell'Italia dei valori e della Federazione della sinistra e c'è anche Sel che interviene con la consigliera comunale Cristina Citerni. «Sono stata chiamata da uno di loro - dice Citerni - e sono qui a dimostrare solidarietà a queste persone. Non è una manifestazione politica».  Responsabilità. Sulla stessa linea anche Roberto Barocci che partecipa a titolo personale: «Non si possono lasciare sole queste famiglie ma non si può lasciare solo neppure il sindaco: è un problema di assunzione collettiva di responsabilità». C'è anche il Centro Donna di Grosseto a esprimere solidarietà a coloro che nel volantino si definiscono dei "senza luogo" piuttosto che dei "senza casa".  In Prefettura. Il primo incontro istituzionale apre uno spiraglio per Hussain e gli altri. Una piccola delegazione dei manifestanti viene ricevuta dal prefetto Giuseppe Linardi: tra loro Hussain, Ilario Germinario e Silvano Brandi. L'esito del colloquio è positivo. «Il prefetto - dice Germinario - ha assicurato il suo impegno per trovare una sistemazione temporanea e garantito che contatterà sia la Provincia per la Casa dello studente sia le Ferrovie dello stato per alcuni alloggi liberi di loro proprietà».  In Municipio. Dopo il corteo la manifestazione si sposta sotto il Comune. Una delegazione ancora più ampia viene ricevuta dal sindaco. Che ribadisce: «Vi parlo con il cuore in mano ma quello che il Comune non ha non lo può dare. Se anche si liberassero in questo momento alloggi per l'emergenza abitativa dobbiamo procedere necessariamente scorrendo l'attuale graduatoria. Non si possono consentire scavalcamenti solo perché qualcuno viene giustamente a protestare». E la graduatoria dice che tra "gli sfrattati di Casa Betania" (così si autodefiniscono nel volantino, ndc.) quello con punteggio più alto è Mohamed alla nona posizione (su 105 ma nella prossima che esce entro il 10 luglio dovrebbero essere 125, ndc.).  Gli affitti. «La soluzione immediatamente percorribile - consiglia Bonifazi - è trovare alloggi in affitto sul libero mercato e a quel punto il Comune a prescindere dalla collocazione in graduatoria può aiutare le famiglie a pagare la caparra e le prime mensilità». Anche la strada del coinvolgimento di altri enti è stata in parte tentata, spiega Bonifazi. «Mi sono attivato con l'Inps che ha alcuni alloggi vuoti ma non sono abitabili». Ribatte Silvano Brandi: «In certi casi è sempre meglio un tetto malmesso che dormire in auto».  Case sfitte. Quanto al problema delle case sfitte in città Bonifazi ricorda il suo precedente da primo cittadino di Follonica: «La requisizione delle case vuote non è la soluzione. A Follonica la feci e presi una denuncia. Che poi è il male minore: il problema è che la casa è tornata al proprietario e non si è risolto nulla».  Resistenze. Il discorso si sposta sulla resistenza culturale ad affittare a stranieri. Basta pensare che solo in città ci sarebbero secondo una stima 5mila case di privati vuote mentre sono solo 16 gli appartamenti concessi da privati al Comune che si fa da garante. «Noi affittiamo la casa - ricorda Bonifazi - e poi la assegniamo a chi ne ha bisogno. In più viene stipulata un'assicurazione apposita contro i danni provocati dagli inquilini e il privato ha un incentivo perché non paga l'Ici».

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