Il dolore
«Quel dirigente non aveva titoli»
Alfredo Faetti
La Corte dei Conti spiega la condanna ai 3 presidenti della montana
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MASSA MARITTIMA. Fino all'ultimo hanno detto che quell'uomo era l'unico disponibile per quel posto e che aveva tutte le doti per svolgerlo. Ma così non è, secondo la Corte dei Conti, che ha condannato tre ex presidenti della Comunità montana a risarcire l'ente per 55 mila euro, dopo l'affidamento di un incarico a un non laureato. Da ieri la sentenza è su internet. E si scopre che tutto poteva essere evitato. Il pronunciamento della Corte dei Conti di Firenze, datato 19 gennaio 2011, ieri mattina è apparso sul sito soprannominato il "Wikileaks di Massa Marittima", ovverosia palazzodellabbondanza.it. Parte con tre nomi: Alidiano Bargelli, Lidia Bai e Giancarlo Zago, ossia i presidenti della Comunità Montana delle Colline Metallifere che si sono succeduti dal 2003 al 2008. C'è un uomo che lega questi nomi, che in quegli anni ha ricoperto un incarico dirigenziale nell'ente come responsabile del settore gestione associata risorse umane. Quell'uomo, però non ha una laurea, requisito previsto dalla legge per l'accesso alla qualifica dirigenziale. Da qui nasce tutta la vicenda, che poteva essere evitata ancor prima di nascere. La sentenza infatti spiega che nel settembre 2008 alcuni consiglieri comunali di Massa Marittima evidenziarono questa illegittimità, chiedendo al sindaco la revoca dell'incarico e il recupero delle somme corrisposte. Un appello però caduto nel vuoto, visto che la Comunità Montana non revocò l'incarico né recuperò i soldi versati al funzionario. Un immobilismo che ha spinto quei consiglieri a prendere tutta la documentazione e a spedirla, nel dicembre 2008, appunto alla Corte dei Conti. La questione finì così sui banchi del tribunale, con un epilogo nero per i tre ex presidenti, condannati a restitutire una parte degli stipendi corrisposti al funzionario, per un totale 55.108 euro, suddivisi tra i protagonisti: Bargelli 12.383 euro, Bai 13.075 e Zago 29.649. Eppure per loro, stando alla tesi difensiva, quell'uomo era «l'unico soggetto disponibile a ricoprire la carica in virtù di adeguate capacità ed esperienze professionali», tali da poter sopperire alla mancanza della laurea (così come prevede la legge). Una tesi smontata però, punto per punto, nella sentenza dei giudici contabili: in primo luogo perché «nel periodo 2003/2008 nell'organigramma della Comunità Montana risultano in servizio vari funzionari muniti di laurea»; e poi perché i «convenuti non hanno chiarito su quali basi avevano formulato il convincimento che il funzionario avesse i giusti requisiti». Per di più, «non emergono particolari doti professionali e culturali dell'interessato, tali da indurre un conferimento dirigenziale». Altro discorso riguarda il danno erariale. Anche qui la Corte è chiara: «Conferito un incarico dirigenziale ad un soggetto non in possesso del titolo previsto per legge (la laurea, ndc), la relativa spesa (calcolabile nella sua retribuzione) oltre ad essere illegittima è dannosa per l'ente». Però l'uomo il suo lavoro l'ha fatto e qualcosa gli è stato riconosciuto. Per questo dai 181mila euro richiesti dal procuratore generale Archeropita Mondera si è scesi a 51mila, data la differenza tra gli stipendi che ha illegittimamente percepito in qualità di funzionario e quelli che avrebbe dovuto comunque regolarmente percepire come dipendente.
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