Sicurezza
Sevizie al purosangue, condannato
Francesca Gori
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BAIO. Un cavallo come quello liberato (foto darchivio) Liberato un baio nutrito con fieno ammuffito e costretto a dormire nel letame
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ROCCALBEGNA. Era vissuto fino ad allora nell'agriturismo Le Pigne senza pensare, un giorno, che avrebbe potuto rischiare di morire. Protagonista di questa triste storia Diariusz, un cavallo baio. E un uomo di 66 anni condannato per maltrattamento di animali. Una storia che viene da lontano. Fino a tre anni fa, all'agriturismo Le Pigne a Cana, una frazione di Roccalbegna, Diariusz galoppava libero e tranquillo insieme ad un altro cavallo della sua stessa razza. Lui, un castrone, era di proprietà della donna che gestiva l'agriturismo insieme al sessantaseienne condannato, proprietario dell'altro cavallo. Poi, come a volte succede quando le società diventano più difficili da gestire dei matrimoni, la donna decise di lasciare l'agriturismo, affidando però, per un periodo, Diariusz al suo ex socio. Non poteva portarlo subito via da lassù, ma sapeva anche che comunque, il suo baio sarebbe stato bene. «Alla mia cliente era stato impedito, una volta lasciata la società, di entrare nell'agriturismo - spiega l'avvocato Paolo Valiani - ma dalla strada è riuscita a vedere il cavallo. E lo spettacolo che le si è aperto sotto gli occhi, non è stato certo dei migliori». La donna ha mandato subito a Roccalbegna un veterinario che ha visto in che condizioni fosse Diariusz. Dormiva nel letame, era costretto a mangiare fieno ammuffito, aveva gli zoccoli imputriditi e il manto completamente ricoperto di dermatite crostosa. Dimagrito, anemico, senza ormai più proteine nel suo sangue. Un purosangue ridotto a uno scheletro. E soprattutto, solo. «Il veterinario ha anche spiegato che quei cavalli non possono restare soli - aggiunge l'avvocato - perché i purosangue soffrono di questo problema». Ed è stato proprio vedere il suo Diariusz da solo, a far scattare il campanello d'allarme nella signora, che ha mandato subito all'agriturismo il suo veterinario. L'altro cavallo, quello di Rosario De Blasio, era morto. Diariusz era rimasto a Roccalbegna senza compagnia e soprattutto senza cure e attenzioni. Era dimagrito, aveva gli zoccoli ormai marci, il manto ricoperto di dermatite. Costretto a vivere tra i suoi escrementi e costretto a nutrirsi di fieno ormai muffito. Diariusz è stato liberato grazie all'aiuto del veterinario ed è stato portato in un altro maneggio. Ci sono voluti mesi prima che tornasse a galoppare sereno, prima che riacquistasse la sua forza e la sua esuberanza. La donna ha denunciato subito l'ex socio. E per Rosario De Blasio si sono aperte le porte del tribunale di Grosseto. Il giudice Giovanni Puliatti ha condannato l'uomo, napoletano di 66 anni, a quattromila euro di multa per maltrattamento di animali e ad altre tremila euro di risarcimento della sua ex socia, che si è costituita parte civile, oltre a millecinquecento euro di spese processuali sostenute dalla signora proprio per la costituzione di parte civile al processo.
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