La manifestazione
«Regole sì, ma niente minacce»
Lorenzo Santorelli
Stabilimenti balneari denunciati: si spaccano i gestori di locali
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GROSSETO. Nelle intenzioni di Antonio Degortes, presidente regionale di Assointrattenimenti (l'associazione aderente a Confindustria) l'esposto contro gli stabilimenti balneari che organizzano feste e serate danzanti serve a interrompere una prassi di «concorrenza sleale ai locali». Ma per Danilo Ceccarelli del Silb, il sindacato italiano locali da ballo, quella denuncia è «una forma di coercizione e intimidazione dell'altrui lavoro», e in quanto tale non condivisibile perché «in una fase di liberalizzazione del mercato come quello attuale il protezionismo è di fatto una prassi imprenditoriale che non ha più senso». Il giorno dopo l'esposto in procura presentato da Degortes contro sei strutture distribuite lungo tutta la costa maremmana ("Moby Dick" e "Fuorirotta" a Marina, "Calafelice" a Scarlino, "Ganesh" e "Il Golfo" a follonica) ma non solo (nell'elenco c'è anche il "Colibrì" di Istia d'Ombrone), arriva una pesante scomunica contro l'operato dell'ex proprietario della Capannina da parte del sindacato di categoria della Confcommercio. «La nostra associazione - dice Ceccarelli - fin dall'atto stesso della propria costituzione, lotta contro ogni forma di abusivismo e di mancato rispetto delle regole». Dopo la premessa istituzionale, c'è la presa di distanza dal metodo scelto da Assointrattenimenti, una «forma di coercizione e intimidazione dell'altrui lavoro» che certifica, di fatto, una spaccatura tra i gestori di locali di intrattenimento. «I confini tra le attività sono diventati sfumati - prosegue Ceccarelli - quello che possiamo fare è quindi adoperarci per fornire supporto tecnico e informativo ai gestori, proprio per assicurare il pieno rispetto delle normative. Dopodiché, una volta che si è in regola, bisogna affidarsi al principio del libero mercato e scongiurare il consolidamento di rendite di posizione». Si appella ai principi di legalità e libero mercato anche Andrea Aliberti, gestore del "Fuorirotta", uno dei locali tirati in ballo dalla denuncia. «Il codice della strada citato da Degortes non riguarda il mio locale, inquadrato come pubblico esercizio e non come stabilimento balneare. Del resto sdraio e ombrelloni prospicienti sono gestiti da un altro soggetto. Oltretutto una delle peculiarità del "Fuorirotta" è quella di essere aperto su tre quarti dei lati: se lo delimitassi farei un abuso edilizio e andrei contro la concessione demaniale perché mi "approprierei" di pezzi di pineta pubblici». Aliberti si toglie poi qualche sassolino dalle scarpe. «Abitando nella zona del "Poggio d'oro", ai piedi della Capannina, ho vissuto in prima persona i rumori del locale (gestito fino all'anno scorso da Degortes, ndc). Com'è possibile che per anni abbia ottenuto una valutazione di impatto acustico pari a zero? Invece che alle denunce - conclude Aliberti - certi locali dovrebbero riflettere sulle modalità di gestione artistica e commerciale, magari evitando di far pagare obbligatoriamente 15/20 euro all'ingresso. Dispiace per il loro calo di fatturato, ma che la via intrapresa dal mio locale sia quella giusta lo dimostra una clientela sempre più numerosa».
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