Lutto
I ragazzini al giudice«Volevamo una notte follepoi ci è presa la paura»
Federico Lazzotti
Dopo tre ore di udienza sono stati affidati ai genitori. I bambini confessano: l'auto rubata? «Era sotto casa con le chiavi inserite» e non abbiamo saputo resistere
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Davanti al giudice Maria Canizzaro parlano di «una notte folle», della voglia di raggiungere «ad ogni costo» la festa di Porto Ercole «perché c'erano delle ragazze carine». Raccontano che hanno trovato la macchina con le chiavi nel bagagliaio vicino a casa di un'amica «senza sapere che fosse rubata». E spiegano che «non volevano fare male a nessuno», ma quando hanno visto i carabinieri che li inseguivano «siamo stati presi dalla paura».
È durato oltre tre ore l'udienza di convalida dei due adolescenti di 17 e 15 anni (ne compirà 16 a settembre ndr) accusati del tentato omicidio di due carabinieri che sabato notte li hanno inseguiti tra Capalbio e l'Ansedonia.
Dopo due giorni nel carcere minorile di Firenze, nel tardo pomeriggio di ieri, i due studenti di uno dei licei romani più noti, sono potuti tornare a casa, in treno, con i genitori. Il giudice, dopo un'ora di camera di consiglio e nonostante la richiesta del pubblico ministero della reclusione in istituto, ha deciso per la permanenza domiciliare. Decisivo, molto probabilmente, il fatto che i due fossero incensurati, bravi studenti (sono stati appena promossi ndr) e figli - spiegano gli avvocati - di famiglie "normali".
Chi ci ha parlato, racconta di «due adolescenti frastornati che molto probabilmente non hanno ancora chiaro quello che è accaduto». Spiega l'avvocato pratese Enrico Guarducci che difende il più giovane. «Mi sono sembrati due pesci fuor d'acqua e appena hanno visto i genitori si sono commossi». Dalle tre pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emergono altri particolari sulla notte di follia. A cominciare dal fatto che alla guida ci fosse il più piccolo dei due amici, che di anni ne ha soltanto 15. «Avevo guidato due volte la macchina di mia sorella», ha raccontato al giudice. Poi c'è il grammo e mezzo di marijuana trovato nella Daewoo Matiz. «Era un altro ingrediente - conclude il legale - di una notte folle».
È durato oltre tre ore l'udienza di convalida dei due adolescenti di 17 e 15 anni (ne compirà 16 a settembre ndr) accusati del tentato omicidio di due carabinieri che sabato notte li hanno inseguiti tra Capalbio e l'Ansedonia.
Dopo due giorni nel carcere minorile di Firenze, nel tardo pomeriggio di ieri, i due studenti di uno dei licei romani più noti, sono potuti tornare a casa, in treno, con i genitori. Il giudice, dopo un'ora di camera di consiglio e nonostante la richiesta del pubblico ministero della reclusione in istituto, ha deciso per la permanenza domiciliare. Decisivo, molto probabilmente, il fatto che i due fossero incensurati, bravi studenti (sono stati appena promossi ndr) e figli - spiegano gli avvocati - di famiglie "normali".
Chi ci ha parlato, racconta di «due adolescenti frastornati che molto probabilmente non hanno ancora chiaro quello che è accaduto». Spiega l'avvocato pratese Enrico Guarducci che difende il più giovane. «Mi sono sembrati due pesci fuor d'acqua e appena hanno visto i genitori si sono commossi». Dalle tre pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emergono altri particolari sulla notte di follia. A cominciare dal fatto che alla guida ci fosse il più piccolo dei due amici, che di anni ne ha soltanto 15. «Avevo guidato due volte la macchina di mia sorella», ha raccontato al giudice. Poi c'è il grammo e mezzo di marijuana trovato nella Daewoo Matiz. «Era un altro ingrediente - conclude il legale - di una notte folle».
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