Sicurezza
LA NORMATIVA
Diritti di reimpianto: così l'Europa frena le eccedenze
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VENDEMMIA in una vigna di Maremma 1 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Nel 1978, a seguito di squilibri produttivi che videro crescere le eccedenze di vino, furono introdotti i diritti di reimpianto di vigneto, allo scopo di riequilibrare la bilancia tra domanda e offerta. Si tratta di vere e proprie licenze, al pari delle famigerate quote latte. In pratica all'interno dell'Unione Europea nel complesso dei Paesi che la costituiscono, il potenziale produttivo non può essere aumentato (tranne ricorrenti eccezioni), per cui ogni vigneto ha un diritto associato per il numero di ettari di cui consiste. I diritti di reimpianto possono essere oggetto di compravendita, all'interno dei confini nazionali, anche se successivamente - di recente - alcune regioni, con delle norme apposite, hanno ridotto la compravendita all'interno dei loro confini. Per fare un esempio, se io possiedo un ettaro di vigneto e decido di espiantarlo, mi viene consegnato un documento attestante il mio diritto di reimpianto di un ettaro (vale per otto anni e poi se non si usa decade). Io lo posso usare per ripiantare un altro ettaro, magari per rinnovarlo, oppure posso decidere di venderlo per un prezzo che è soggetto alla legge della domanda e dell'offerta. Tipicamente intorno ai diecimila euro per ettaro, con fluttuazioni più o meno grandi a seconda dei periodi. Se uno vuole piantare un vigneto e ne è sprovvisto, lo deve acquisire.
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