Il Tirreno

Grosseto

Così si rischiava di finire nella trappola

<b>VIGNETI </b>Ancora oggi merce rara e preziosa
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VIGNETI Ancora oggi merce rara e preziosa

Mediatori, burocrati, fiumi di soldi: un imprenditore racconta

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 GROSSETO. Ma come può essere possibile, per fior di imprenditori, cadere nella truffa? Ecco un racconto esemplare, tratto dalle pagine web dell'Azienda Poggio Argentiera, produttrice di alcuni dei migliori Morellino in circolazione. «Quando mi sono trovato, verso la fine degli anni '90, a creare la mia azienda, mi sono dovuto trovare dei diritti di reimpianto», esordisce il racconto.  «Di solito il meccanismo funzionava cosi: ci si rivolgeva a un mediatore immobiliare, che aveva dei contatti con altri mediatori provenienti da zone dove il potenziale vinicolo è alto (e i controlli spesso un po' meno). In particolare, i grandi serbatoi di diritti di reimpianto erano la Sicilia (150.000 ha di vigneti, circa come tutta l'Australia) e la Puglia (circa 100.000 ha). Questo mediatore veniva periodicamente nelle regioni vinicole che avevano bisogno di acquistare diritti, e ne "prometteva" la vendita, spesso previo versamento di un acconto che veniva dato senza aver nulla di scritto in mano, sulla parola o con contratti che comunque poco valore avevano (perché fino alla fine della pratica, quando comunque si deve aver versato tutto, non c'è modo di sapere se si sta comperando aria o meno). Per acquistare ad esempio 10 ha, si doveva mettere in preventivo 100.000 euro di spesa, e dare un acconto di almeno 30.000. Ho visto con i miei occhi portafogli strabordanti con dentro assegni per alcune centinaia di migliaia di euro. La domanda di acquisto veniva fatta all'ufficio agricoltura della Provincia di Grosseto, che richiedeva la "sussistenza", ovvero la reale esistenza, all'Ispettorato provinciale della regione di provenienza. Tutta la pratica durava mesi, con faldoni contenenti centinaia di pagine di burocrazia allo stato puro per ogni tranche di diritti, fossero anche solo mezz'ettaro. Prima del rilascio della documentazione occorreva saldare al mediatore. A me alla fine è andata bene, nonostante ci siano stati momenti tesi perché i documenti non erano completi, c'erano problemi coi venditori, etc. Ma a molti altri, anche alcuni che avevano acquistato dagli stessi mediatori dai quali avevo acquistato io, furono meno fortunati. Alcuni diritti erano falsi, altri erano stati venduti a più persone contemporaneamente, altri non erano mai esistiti. Un sacco di gente è stata denunciata - mediatori, venditori, funzionari pubblici - alcuni sono stati condannati, tanta gente ha perso parecchi soldi. Tanti di quei soldi sono finiti in tasca non ai possessori di diritti, ma a personaggi poco raccomandabili».

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