La manifestazione
Sei imprenditori edili sotto inchiesta
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PROCURA Gli uffici di via MonterosaFatture e dichiarazioni false per ottenere prestiti e fidi dalle banche
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GROSSETO. Sei imprenditori edili abitanti tra Grosseto e Follonica, tutti di origini campane, sono indagati per un vorticoso giro di fatture ritenute false e di false attestazioni - anche finalizzate a ottenere prestiti da banche - scoperto dalla guardia di finanza per il periodo 2008-2009. Due di loro sono finiti sotto inchiesta anche per la contraffazione di cinque timbri di uffici pubblici, sequestrati nelle sedi legali delle società di cui sono rappresentanti: Pretura di Acerra, Comune di Acerra (autenticazione, disciplina del commercio e anagrafe) e quello con la dicitura relativa a un ufficiale amministrativo.
Questi ultimi sono Carmine Torella, 38 anni, titolare della M.A. Costruzioni sas, e Alfonso Conti, 45 anni, rappresentante legale della Co.Ed.Im. srl. A loro, come agli altri, il pm Navarro ha notificato l'avviso di fine indagini. Conti deve anche rispondere - ma in qualità di rappresentante legale della M.A. - di una presunta falsa rappresentazione della situazione eonomica della sua società: un comportamento che sarebbe servito per ottenere un credito (anticipazione su fatture) da due istituti di credito, di Follonica e Grosseto. Quarantacinque le fatture ritenute sospette per un importo totale di circa un milione e 700 mila euro. Conti deve rispondere anche in qualità di legale rappresentante della Vi.Ta. sas di altre 13 fatture ritenute false, per 300 mila euro. Sempre per la Vi.Ta., di cui era legale rappresentante, è indagato Vincenzo Sirignano, 23 anni: anche lui avrebbe presentato alla banca 10 fatture per 300 mila euro circa su cui ottenere un anticipo. Ancora, Sirignano è sotto indagine perché avrebbe dolosamente fornito alla banca dati falsi sulla propria situazione economica presentando una falsa busta paga e un falso Cud da cui risultava un reddito di 37mila euro (invece che 3.800): avrebbe così ottenuto un credito da 15mila euro. False dichiarazioni dei redditi presentate in banca (un reddito decuplicato nel Cud, un falso bilancio, un falso contratto di appalto, false buste paga e un falso modello Cud) hanno messo nei guai invece Vincenzo Tagliaferri, 44 anni, legale rappresentante della Errevi Costruzioni sas: sia per ottenere anticipazioni su fatture, sia per un affidamento bancario da 150mila euro, sia per una concessione di credito da 8mila euro. Tagliaferri è indagato anche in qualità di titolare della Vi.Ta. per una fattura ritenuta falsa da 30mila euro. Sempre per la Vi.Ta. entra in scena Giuseppe Cardario, 50 anni: per far ottenere a tale società un fido di 15mila euro avrebbe fornito alla banca dati falsi sulla situazione ecomomica propria, di Sirignano e della società: falsi bilanci (ricavi fino a 979mila euro, quando il volume di affari sarebbe stato inferiore se non inesistente) e altre false dichiarazioni. C'è poi il capitolo dei cinque falsi modelli F24 contenenti attestazioni sui pagamenti (tutti intorno ai cinquemila euro, periodo 2008) effettuati da Anna Laezza, 42 anni: nessuno sarebbe stato effettuato. Quegli F24 e un falso Unico (da cui risultava un reddito di quota di compartecipazione alla M.A. di oltre dieci volte superiore al reale) sarebbero stati utilizzati per avere un prestito di circa 20mila euro dalla banca. Infine, Maria Laezza, 44 anni, non titolare di impresa: anche a lei la Procura contesta false buste paga e un falso Cud appartentemente rilasciato dalla Co.Ed.Im: avrebbe ottenuto dalla banca un finanziamento da 16mila euro.
Questi ultimi sono Carmine Torella, 38 anni, titolare della M.A. Costruzioni sas, e Alfonso Conti, 45 anni, rappresentante legale della Co.Ed.Im. srl. A loro, come agli altri, il pm Navarro ha notificato l'avviso di fine indagini. Conti deve anche rispondere - ma in qualità di rappresentante legale della M.A. - di una presunta falsa rappresentazione della situazione eonomica della sua società: un comportamento che sarebbe servito per ottenere un credito (anticipazione su fatture) da due istituti di credito, di Follonica e Grosseto. Quarantacinque le fatture ritenute sospette per un importo totale di circa un milione e 700 mila euro. Conti deve rispondere anche in qualità di legale rappresentante della Vi.Ta. sas di altre 13 fatture ritenute false, per 300 mila euro. Sempre per la Vi.Ta., di cui era legale rappresentante, è indagato Vincenzo Sirignano, 23 anni: anche lui avrebbe presentato alla banca 10 fatture per 300 mila euro circa su cui ottenere un anticipo. Ancora, Sirignano è sotto indagine perché avrebbe dolosamente fornito alla banca dati falsi sulla propria situazione economica presentando una falsa busta paga e un falso Cud da cui risultava un reddito di 37mila euro (invece che 3.800): avrebbe così ottenuto un credito da 15mila euro. False dichiarazioni dei redditi presentate in banca (un reddito decuplicato nel Cud, un falso bilancio, un falso contratto di appalto, false buste paga e un falso modello Cud) hanno messo nei guai invece Vincenzo Tagliaferri, 44 anni, legale rappresentante della Errevi Costruzioni sas: sia per ottenere anticipazioni su fatture, sia per un affidamento bancario da 150mila euro, sia per una concessione di credito da 8mila euro. Tagliaferri è indagato anche in qualità di titolare della Vi.Ta. per una fattura ritenuta falsa da 30mila euro. Sempre per la Vi.Ta. entra in scena Giuseppe Cardario, 50 anni: per far ottenere a tale società un fido di 15mila euro avrebbe fornito alla banca dati falsi sulla situazione ecomomica propria, di Sirignano e della società: falsi bilanci (ricavi fino a 979mila euro, quando il volume di affari sarebbe stato inferiore se non inesistente) e altre false dichiarazioni. C'è poi il capitolo dei cinque falsi modelli F24 contenenti attestazioni sui pagamenti (tutti intorno ai cinquemila euro, periodo 2008) effettuati da Anna Laezza, 42 anni: nessuno sarebbe stato effettuato. Quegli F24 e un falso Unico (da cui risultava un reddito di quota di compartecipazione alla M.A. di oltre dieci volte superiore al reale) sarebbero stati utilizzati per avere un prestito di circa 20mila euro dalla banca. Infine, Maria Laezza, 44 anni, non titolare di impresa: anche a lei la Procura contesta false buste paga e un falso Cud appartentemente rilasciato dalla Co.Ed.Im: avrebbe ottenuto dalla banca un finanziamento da 16mila euro.
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