Racconta 7 anni di inferno «Botte davanti al figlio mille sms e pedinamenti»
Federico Lazzotti
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INCUBO. Durato sette anni per una donna di 25Il giudice sul commerciante finito in manette «Violento e privo di autocontrollo, serve il carcere»
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GROSSETO. «Perché hai salutato quello? Dimmelo». E poi arrivava uno schiaffo. «Chi era la telefono?». E giù botte, anche se davanti, in quel momento, c'era il figlio di tre anni. Questo succedeva quando ancora la coppia abitava nella stessa casa. Dallo scorso autonno quando i due si sono lasciati sarebbe iniziato un pedinamento praticamente quotidiano, quanto asfissiante da parte dell'ex compagno, un commerciante grossetano di 43 anni, finito in carcere venerdì mattina all'alba con l'accusa di maltrattamenti, lesioni, ingurie e percosse. In una parola solo stalking. «Non ero libera di andare in nessun posto - ha raccontato la donna agli uomini della questura durante le numerose deposizioni - perché da un momento all'altro me lo trovavo davanti. Oppure se non mi trovava iniziava a tempestarmi di telefonate e messaggini». Come lo scorso 14 aprile quando la donna, 25 anni, era andata nella zona del Tiro a Segno a riprendere il figlio a casa dei suoceri. L'ex compagno l'avrebbe pedinata, avrebbe citofonato per cercare di parlarle e riallacciare il rapporto. Al suo ennesimo rifiuto il quarantatreenne le avrebbe distrutto il lunotto posteriore dell'auto. Con lui, quel giorno, c'era anche un amico che agli agenti ha raccontanto di essere un avvocato e che invece è stato denunciato per falso. È da quell'episodio avvenuto due mesi fa che è partita l'indagine degli uomini della squadra volanti coordinati dal pubblico ministero Fabio Maria Gliozzi. Tra aprile e maggio gli agenti hanno ricostruito il rapporto tra il commerciante e l'ex compagna. Andando a scartabellare nell'archivio dei referti medici del pronto soccorso sono emersi una decina di episodi nei quali la donna ha avuto bisogno delle cure mediche dopo i presunti maltrattamenti. «In alcuni casi - confermano dalla Questura - si è trattato di lesioni guaribili in una decina di giorni». Agli atti dell'inchiesta sono finiti anche la pioggia di messaggini e telefonate con cui il commerciante, con precedenti per rapina estorsione e violenza a pubblico ufficiale, avrebbe tartassato la ventottenne. Infine sono stati ascoltati testiomini, amici e persone vicene alla coppia che in molti casi hanno confermato il comportamento violento e aggressivo da parte dell'uomo. Tutto il materiale raccolto ha formato quel quadro indiziario che il pubblico ministero ha presentato al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna alla fine di maggio. Giovedì l'ok del gip per la misura cautelare in carcere nei confronti del quarantatreenne. Dura la motivazione che si legge al termine della decina di pagine che compongono l'ordinanza di custodia cautelare. Ne esce il ritratto di una personalità «violenta», incapace di «freni inibitaori e autocontrollo». Ecco perché il carcere - conclude il giudice - è l'unica soluzione possibile per interrompere questa aspirale di violenza ai danni della ex compagna che a causa sua è stata costretta a cambiare modi e abitudini di vita.
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