Finanza
Il vescovo smentisce il Comune
Lorenzo Santorelli
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MOHAMED E DONYA. La coppia di egiziani costretta a dormire in auto dopo lo sfratto da Casa Betania«Abbiamo dato gratis i posti a Casa Betania, il dopo spettava a loro»
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GROSSETO. Dalle pagine di "Avvenire" il vescovo smentisce Comune e servizi sociali. «Le camere di Casa Betania sono state concesse in maniera del tutto gratuita verso l'amministrazione». Sullo sfondo della tragedia di Donya, la giovane egiziana che ha perso il bambino dopo esser stata sfrattata da Casa Betania e aver dormito due settimane in macchina, si sta consumando uno strappo tra la Curia e le istituzioni locali. Monsignor Agostinelli ha anche inviato una lettera a Bonifazi dai toni concilianti, invitando tutti a un'assunzione di responsabilità perché «è doveroso che il Comune e la Chiesa pensino a queste persone». Ma è l'intervista al quotidiano della Cei a far emergere le distanze tra il prelato ed il primo cittadino. Nei giorni scorsi dagli ambienti della Curia grossetana era filtrata la notizia di un comunicato congiunto, con in calce le firme di vescovo e sindaco, per fornire una comune versione dei fatti. Invece ieri il sindaco Bonifazi ha spiegato la propria posizione attraverso i media locali mentre monsignor Agostinelli ha affidato il proprio pensiero ad "Avvenire". Smarcandosi dagli enti locali e contraddicendoli sul pagamento delle sei camere di Casa Betania. «Alcune famiglie straniere in stato di bisogno erano state alloggiate dal Comune in un albergo lungo la costa - racconta Agostinelli - Quando si sono trovate di nuovo senza un tetto, il sindaco ha chiesto aiuto a uno nostra collaboratrice che ha messo a disposizione "Casa Betania", un complesso del seminario vescovile nel centro storico della città che in quel momento era libero ma che nell'arco di alcune settimane sarebbe stato destinato ad accogliere gruppi e iniziative già programmate da tempo». Un resoconto che si distacca da Comune e servizi sociali nelle righe successive. «In maniera del tutto gratuita verso l'amministrazione, sono state concesse le camere. Ma era evidente che si trattava di una soluzione tampone». Se sull'estemporaneità della sistemazione sono tutti d'accordo, la sua gratuità contrasta con quanto l'ex assessore alle politiche sociali Anna Guidoni dichiarò il 31 maggio, giorno dello sfratto. «Casa Betania va ringraziata perché ci ha permesso di sistemare temporaneamente queste sei famiglie per 23 notti a 3000 euro, un prezzo di favore». Una versione corroborata anche da una nota del Coeso. «Per i restanti giorni di maggio, con un nuovo contributo di 500 euro a famiglia, vengono sostenute le spese per il soggiorno a Casa Betania». Il trattamento è stato privilegiato rispetto alle tariffe ordinarie: sei camere per lo stesso periodo sarebbero costate dai 4830 ai 9870 euro. Ma uno sconto generoso non è la gratuità. Dopo aver premesso, sempre su Avvenire, di «non sapere nulla di ciò che è avvenuto prima di leggere i giornali», monsignor Agostinelli sottolinea che «in base agli accordi, la casa andava lasciata. E infatti è intervenuto il sindaco in prima persona per chiedere agli ospiti di liberarla. Questo fa capire come fosse compito del Comune farsi carico delle famiglie e trovare loro una sistemazione». A fine intervista la bordata contro le istituzioni. «Sono indignato per questi attacchi. La Chiesa di Grosseto è la principale istituzione impegnata davvero a dare risposte alle emergenze delle persone in difficoltà. Lo dimostra anche il fatto che soltanto in due nostre strutture sono stati accolti gli immigrati giunti dal Nord Africa. Non certo in ambienti di Comune o Provincia".
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