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San Processo, ecco i soldi

<b>SAN PROCESSO. </b>Ci&ograve; che resta della torre
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SAN PROCESSO. Ciò che resta della torre

La Fondazione Montecucco in soccorso trovati 34mila euro per l'antico convento

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 CASTEL DEL PIANO. Il governo di Castel del Piano "trova" 34.000 euro che finanzieranno per intero il recupero della torre campanaria dell'antico e ormai scomparso convento di San Processo. Ne ha dato l'annuncio, con soddisfazione palpabile il sindaco Claudio Franci che tempo fa aveva aperto una sottoscrizione pubblica per la struttura medievale che sta cadendo a pezzi: «Il nostro patron è il dottor Claudio Tipa, presidente della Fondazione socio-culturale Montecucco, costituita per iniziativa dei fratelli Maria Iris Tipa Bertarelli e Claudio Tipa. La Fondazione promuove sia in Italia che all'estero iniziative di ogni genere e si è attivata per aiutarci». Il sindaco Franci, dunque, ha ringraziato ufficialmente la fondazione e i fratelli Bertarelli Tipa, spiegando che il finanziamento riuscirà a coprire l'intero importo del progetto. La stesura del quale è stata affidata all'architetto Antonella Vitiello e ha l'obiettivo di mettere in sicurezza la torre diroccata e pericolante. «Si punta a completare l'opera entro la fine dell'anno - dice Franci -. Con gara di appalto per scegliere la ditta prima dell'estate e inizio dell'opera verso settembre». Il restauro della torre campanaria di quello che fu il più grande convento francescano dell'Amiata occidentale, fa parte delle operazioni di ripristino delle cosiddette vie della fede di cui Castel del Piano è ricco: con il restauro, ad esempio di tutte le croci di Baldassarre Audibert di cui si sta occupando l'Amministrazione e di cui San Processo è una tappa. Ma chiosando questi propositi amministrativi di recupero sulla memoria materiale locale, arriva da Sandro Ginanneschi, consigliere di minoranza, un appello anche sulle panchine di peperino del Piazzone: «Si prega l'Amministrazione di mettere in pratica quanto promesso e cioè di salvare i reperti in pietra locale del Piazzone. Vi sono panchine che se non tolte e restaurate cadranno a pezzi e spariranno come è successo già per alcune. Peccato, perché, sono un patrimonio ottocentesco, proprio come le croci di Audibert e è davvero indecoroso lasciarle al loro destino senza restaurarle. Vanno tolte e portate dai restauratori». (f.bon.)

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