Il Tirreno

Grosseto

Medico nei guai per l'aborto choc

Federico Lazzotti
<b>ACCAMPATI IN AUTO </b>Mohamed e Danya nella Renault Twingo trasformata in una casa
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ACCAMPATI IN AUTO Mohamed e Danya nella Renault Twingo trasformata in una casa

Via alle indagini dopo la denuncia, accertamenti sulle dimissioni di lunedì

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 GROSSETO. Un medico denunciato e le cartelle cliniche della mamma e del figlio mai nato sequestrate. Sono le prime tre mosse dell'inchiesta della polizia per accertare eventuali responsabilità sul tragico epilogo dell'odissea di una coppia che, dopo lo sfratto, per sedici giorni ha vissuto in auto nonostante la gravidanza della donna. All'alba di giovedì il distacco della placenta che ha innescato l'aborto all'ospedale Misericordia. Restano fuori dall'inchiesta, almeno per ora, Servizi sociali, Comune di Grosseto, Curia e la società privata che gestisce l'albergo di "Casa Betania", i soggetti che lo scorso 31 maggio hanno, di fatto, permesso che si concretizzasse lo sfratto.  Le indagini, che hanno preso il via dopo la denuncia presentata in Questura nella tarda serata di giovedì da Mohamed Fathy, 31 anni, in Italia da tredici, ruoteranno attorno alla decisione del medico che lunedì 13 giugno ha dimesso la moglie Donya Elsayeo Elemar, 23 anni, che con il marito si è presentata all'ospedale Misericordia all'ottavo mese di gravidanza e con forti dolori alla schiena.  Dal referto consegnato anche alla coppia, la donna durante la sua permanenza in ospedale è stata sottoposta a un'ecografia dalla quale è emerso che tutti i valori erano nella norma. Al termine della visita, il medico ha dunque prescritto alla ventitreenne delle supposte di Spasmex, un farmaco a base di floroglucina biidrata che viene usato per disturbi alla funzionalità intestinale in particolare per le cistiti.  Secondo la ricostruzione fornita anche agli inquirenti, il marito della donna avrebbe chiesto al medico, vista la situazione delicata nella quale viveva la coppia, accampata in un auto, di poter ricoverare la moglie per qualche giorno. «I medici - racconta Mohamed - ci hanno risposto che l'ospedale non è un albergo».  Dalla cartella clinica della donna emerge che la ventitreenne era un soggetto ad alto rischio aborto. Negli ultimi quattro anni, da quando è arrivata dall'Egitto, sarebbero state cinque le gravidanze che Danya non ha portato a termine. Due di queste si sarebbero concluse con parti tragici tra la ventunesima e la ventottesima settimana. Quella di Fathy, questo il nome che i genitori avrebbero dato al loro bambino, era proseguita senza particolari problemi fino alla trentaduesima.  La domanda chiave alla quale dovranno cercare risposte gli investigatori è se una diversa gestione del caso da parte del medico potesse salvare la gravidanza e dunque il bambino che portava in grembo. Una risposta a questo quesito la dà il responsabile del reparto di Ostetricia del Misericordia nell'articolo a fianco. «È stata una tragica fatalità - ripete Giuseppe Mazzullo - il distacco della placenta può capitare anche alla prima gravidanza, anche se un utero affaticato e dormire in auto per due settimane sono fattori di rischio».  Dopo le dimissioni di lunedì, dunque, i due coniugi sono tornati ad abitare nella Renault Twingo parcheggiata quando in via Etiopia quando in via Mazzini. Settantadue ore di dolori, fino alle 4 di giovedì mattina quando Danya ha svegliato il marito. «Si è rotto qualcosa», ha detto la donna. Quando Mohamed ha guardato le coperte sopra i sedili dell'auto ha visto solo sangue. Ha messo in moto ed ha raggiunto il Misericordia. Due ore dopo, alle 6.20, il tragico epilogo dell'odissea con l'attestazione di nascita al termine della quale l'ostetrica notifica la morte del feto. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 15

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