Sicurezza
IL PRIMARIO
«Fatalità ma l'ospedale non fa l'assistenza»
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IN OSPEDALE Il dolore di Mohamed dopo il tragico parto della moglie 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Una fatalità. Le cinque gravidanze non andate a buon fine in passato e l'aver dormito due settimane in macchina sono stati dei fattori di rischio, ma non so se e quanto abbiano influito sull'aborto. Se anche avessimo ricoverato la mamma quando è venuta per l'ultima ecografia (il 13 giugno), in assenza di complicazioni avremmo dovuto mandarla via la mattina dopo». Il responsabile dei reparti di ostetricia e ginecologia del Misericordia, Giuseppe Mazzullo respinge le accuse ma parla di comportamento inappuntabile da parte dei medici che ha permesso di salvare la vita almeno a mamma Donya. «Il bambino è morto per un distacco intempestivo di placenta. Quando si verifica un evento del genere manca il nutrimento e l'ossigenazione al feto e purtroppo nella maggior parte dei casi è difficile salvargli la vita. Dopo il decesso del feto però occorre rimuoverlo celermente insieme alla placenta con il cesareo, altrimenti la madre sarebbe potuta morire per uno choc emorragico». Fatte le dovute premesse mediche, resta però un interrogativo. Sapevate che la madre sarebbe andata a dormire in macchina? Era una situazione compatibile con la gravidanza? «Io non lo sapevo ma la dottoressa che ha seguito il caso sì. Noi sapevamo che la famiglia era affidata agli assistenti sociali. La situazione clinica non presentava complicazioni, nemmeno durante l'ultima visita nella quale è stata misurata anche la lunghezza del collo dell'utero. Abbiamo 28 posti letto, non 300, e situazioni anche più a rischio di questa capitano frequentemente. Noi ci occupiamo dei casi gravi da un punto di vista medico, per le emergenze sociali non siamo noi la struttura competente». (l.s.)
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