Il Tirreno

Grosseto

Concessioni, balneari in rivolta

Alfredo Faetti
<strong>BALNEARI.</strong> Walter Maretti, della Sib-Confcommercio e, accanto, una spiaggia maremmana
◗
BALNEARI. Walter Maretti, della Sib-Confcommercio e, accanto, una spiaggia maremmana

«Rimettendo le aste si penalizza chi ha investito e si frena chi vorrebbe farlo»

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Tante discussioni, ma alla fine il cruccio degli stabilimenti balneari è rimasto. Il Decreto Sviluppo approvato dalla Camera impone aste pluriennali per le concessioni e adesso i 200 titolari maremmani rischiano di veder vanificati gli investimenti fatti nel corso degli anni. «Siamo demotivati» dice Walter Maretti, segretario provinciale della Sib-Confcommercio. Gli stati d'animo dei gestori degli stabilimenti sono variati nell'ultimo periodo ogni volta che giungevano novità riguardo al Decreto. Nella sua prima stesura, infatti, il documento fissava a 90 anni il diritto di superficie delle spiagge (ossia le concessioni), per poi scendere, dopo le osservazioni arrivate direttamente dal Quirinale, a 20. Infine, martedì sera, durante i lavori delle commissioni Bilancio e finanze, la Camera ha cancellato questo diritto, lasciando comunque l'imposizione, voluta da una direttiva europea, dell'assegnazione delle concessioni attraverso aste pluriennali a partire dal 2016. Un vero grattacapo per i titolari delle concessioni, che lungo le coste maremmane sono quasi 200. «C'è un comportamento da parte del Governo e della Ue penalizzante nei nostri confronti, nonostante il nostro impegno in questi anni a tenere alto il livello del settore» spiega Maretti. Ad esempio, «dal 2001 in Maremma, nonostate l'entrata dell'euro, abbiamo tenuto i prezzi uguali». La possibilità di vedersi ritirare tra cinque anni le concessioni (che nel sistema finora in vigore venivano rinnovate ogni sei anni) per rimetterle all'asta porta i titolari a una serie di conseguenze. Innanzitutto, allo "sconforto" di cui parlava Maretti, perchè, come lui stesso spiega, «pari opportunità dovrebbero essere previste nelle nuove concessioni, non sui diritti già acquisiti», ossia nei confronti di chi ha già il suo pezzo di spiaggia. Anche perchè questi titolari «hanno investito beni personali sulle strutture e adesso rischiano di veder vanificato tutto». C'è anche chi ha aperto dei mutui con le banche per investire sulle proprie attività e se tra cinque anni si andrà in effetti alle aste, questi partiranno ovviamente da una posizione di svantaggio. Ce ne sono di argomenti da sollevare in questa vicenda. «Non è un trattamento giusto per un settore che rappresenta il 50% del Pil toscano legato al turismo - continua il segretario della Sib -. Perchè, parliamoci chiaro, chi viene qua in vacanza viene al mare. Poi decide anche a quali altri servizi attingere, ma da sotto l'ombrellone». Per di più, chi ha uno stabilimento ricopre anche un «servizio sociale». «La pulizia della spiaggia e il controllo dei bagnanti sono a spese nostre, non dei Comuni, così come previsto nelle concessioni» spiega Maretti. Un servizio che si allarga in alcuni punti, come ad esempio Follonica e Marina di Grosseto, dove anche il controllo delle spiagge libere fa capo ai titolari di concessioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa