Il dolore
Referendum, beffa per la Mancini
Francesca Ferri
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NEO ASSESSORE Valentina Mancini Il neo assessore avrebbe potuto restare nell'Epg
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GROSSETO. Ha l'odore della beffa quella capitata al neoassessore comunale al patrimonio Valentina Mancini. Lunedì erano passate solo 48 ore dalle sue dimissioni dal cda dell'Edilizia provinciale. Quando è stata abrogata la norma che le imponeva di rinunciare all'incarico nella partecipata del Comune, perché incompatibile con il ruolo di assessore. Lo ha stabilito il referendum di domenica e lunedì scorsi. Il primo quesito chiedeva l'abolizione delle norme favorevoli alla privatizzazione dell'acqua e dell'intera disciplina sui servizi pubblici locali, compresi i regolamenti attuativi. Uno di questi nel settembre 2010 ha stabilito che la carica di sindaco, assessore e consigliere non è compatibile con quella di membro del consiglio di amministrazione di una partecipata. Ha vinto il sì è la legge è stata cancellata, rispalancado le porte per circa 2mila tra sindaci, consiglieri, presidenti di Provincia e assessori di mezza Italia. La stima l'ha fatta ieri il Sole 24 Ore, sollevando il velo su questo effetto collaterale del voto. E per un soffio in quel conto non c'è rientrato anche il neo assessore. L'architetto Valentina Mancini, infatti, sabato mattina di buon ora ha rassegnato le dimissioni dall'Epg. Più tardi era in Comune dove il sindaco l'ha presentata ufficialmente, insieme al resto della giunta, come assessore a patrimonio, casa e Peep. 48 ore più tardi il voto ha cancellato l'incompatibilità. Insomma, sarebbe bastato spostare la presentazione della squadra di governo della città di qualche giorno e Mancini avrebbe avuto tutto il diritto a tenersi la sua carica all'Epg, ricoperta per tre anni. Roba da mangiarsi le mani? «Ma no - risponde l'assessore - probabilmente avrei dato lo stesso le dimissioni anche se, poi, percepivo solo un gettone di presenza». A onor di cronaca, l'incompatibilità c'era lo stesso. Ma forse, anche posticipando la nomina, il doppio incarico non sarebbe rimasto comunque. «Al di là dell'incompatibilità, evitare il cumulo delle cariche è un indirizzo del Pd», spiega Bonifazi. Sulla sua nomina rimane ora solo un'ultima "ombra", quella sui rapporti indiretti che Mancini, come architetto, ha con una delle coop costruttrici al Peep di Villa Pizzetti. La circostanza non è passata inosservata, ma l'assessore si dice «tranquilla».
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