Il Tirreno

Grosseto


Piani di miglioramento, due a giudizio

<strong>BUFERA IN COMUNE.</strong> Due geometri a giudizio in tribunale
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BUFERA IN COMUNE. Due geometri a giudizio in tribunale

Sotto processo l'ex responsabile dell'edilizia, patteggia l'istruttore delle pratiche

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CAPALBIO. Due sotto accusa per il caso dei Piani di miglioramento agricolo approvati nel 2006 e poi risultati irregolari. L'allora responsabile del servizio edilizia e territorio del Comune di Capalbio è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio. Il contestuale responsabile dello sportello Suap e istruttore delle pratiche ha patteggiato. Mario Fioramanti, 52 anni, geometra, abitante a Montalto di Castro (responsabile edilizia), dovrà comparire davanti al collegio del Tribunale il 19 ottobre per rispondere delle accuse mosse dal pm Giuseppe Coniglio, di cui sarebbe responsabile in concorso con il geometra Antonio Capaldo (Suap). Identiche le accuse per i due imputati. Sotto l'attenzione della Procura ci sono sette Pmaa: quelli presentati dalle aziende agricole La Ficona, Voegele Michael Adi, Niccheri Giovanna, Podere 26 Rossi Matilde, Agrimar di Costa Rosella, Bellavista e Morgantini Roberta. Tutti e sette i piani, secondo l'accusa, erano stati approvati dai due funzionari: ma quei Pmaa erano stati annullati perché in contrasto con le previsioni della legge regionale (articolo 3 comma 5 della numero 64 del 1995, poi trasfuso nell'articolo 46), poiché parte del patrimonio fondiario su cui lo stesso insisteva derivava da precedenti trasferimenti parziali. Così, sempre secondo la Procura, al titolare dei permessi illegittimamente rilasciati sarebbe stato procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale e al Comune di Capalbio un danno. Il tutto, tra il febbraio e il dicembre 2006.  Per il caso de La Ficona, vi era stato anche il rilascio di due permessi di costruire; per quello dell'azienda di Voegele, il parere contrario della Provincia; per quello di Bellavista, un permesso di costruire; idem per Morgantini. Fioramenti si difenderà dalle accuse assistito dall'avvocato Di Vincenzo.  L'inchiesta dei carabinieri - che avevano sequestrato le pratiche - era partita dalla denuncia dell'architetto Giancarlo Pedreschi e da quella dell'ex sindaco Lucia Biagi. Pedreschi era stato allontanato dall'ufficio all'arrivo del sindaco Biagi, che lo aveva poi richiamato tre anni dopo. Nel 2008 lo stesso sindao spiegò: «Indubbiamente all'interno degli uffici ci sono stati degli sbagli e per correggerli è stata attuata un'azione di autotutela, giudicata legittima dal Tar. In un Comune delicato come Capalbio non si può fare un uso improprio del territorio agricolo, ma il territorio rurale deve essere a disposizione dei contadini, i quali sono i soggetti legittimati a usufruirne».  Nel marzo 2008, il Tar di Firenze si era espresso a favore del Comune di Capalbio contro i ricorsi presentati da due titolari di aziende: i Pmaa prima erano stati accolti dall'ente locale e successivamente bloccati, pochi mesi dopo, con provvedimenti di autoannullamento dalla stessa amministrazione (era no i ricorsi Bellavista e Roberta Morgantini).  Prima di procedere alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura aveva incaricato l'ingegner Salvatore Magrì di regidere una consulenza tecnica.

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