Italia
La Coop ai soci: sì al Commendone
Elisabetta Giorgi
Confermato l'impegno, ma il nuovo punto vendità sarà un superstore
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GROSSETO. Con una perdita d'esercizio di 16 milioni e 171 mila euro, la cessione dei due ipermercati di Benevento e Afragola e 82 esuberi nella sede centrale di Vignale Riotorto, su Grosseto si profila un ridimensionamento del modello "ipermercato" in arrivo al Commendone. Non più un ipermercato "classico" da 15mila metri quadrati sul maximodello francese, ma una struttura ridimensionata.
Una struttura in bilico tra un colosso della grande ("iper") distribuzione e un supermercato a dimensioni più umane (5mila metri, un terzo rispetto all'altro), in stile Coop tradizionale. In gergo commerciale lo chiamano "superstore alimentare"; il che, più che rivoluzione futuristica, ha il sapore di un "adeguamento" rétro figlio della crisi dei consumi, oltreché del tramonto di un vecchio modello di mercato.
«Ormai i clienti risparmiano su tutto, anche sul cibo - dicono da Unicoop - ma non c'è solo questo a incidere. Il modello ipercoop non tira più e deve puntare a format più agili, una via di mezzo tra ipermercato e supermercato: grande assortimento alimentare e qualche extra, ma non così tanti extra come nell'ipercoop». In particolare sono i megastore elettronici che fanno la guerra agli scaffali multiuso di un ipermercato.
E il consumatore punta sempre più a quelli, a caccia di "un" prodotto (quel prodotto) per volta, meglio ancora se declinato in mille marche e a prezzi scontati. Tradotto in maremmano, significa che l'ipercoop in arrivo al Commendone deve già fare i conti con se stesso, ancor prima di nascere, con la prospettiva di tornare ai modelli di un tempo, quando l'alimentare vendeva solo alimenti. I dati parlano chiaro. Per il terzo anno consecutivo il bilancio 2010 Unicoop, presentato alla sala Eden di Grosseto nel corso dell'assemblea dei soci, si è chiuso in rosso. La crisi, ha spiegato Marco Lami affidando volto e voce in un video, «ha pesato e pesa moltissimo».
Tra i 111 punti vendita in Toscana, Lazio, Campania e Umbria, 870mila soci, 5.700 dipendenti, 1 miliardo e 214 milioni di euro di vendite, 321 milioni di patrimonio netto e 55 milioni di investimenti, si contano 16 milioni di euro di perdita di esercizio, «un continuo calo dei consumi e l'aumento dell'inflazione». Gran parte della sofferenza arriva dal sud. In Campania, annuncia Lami, «cederemo l'ipermercato di Benevento e quello di Afragola», che hanno prodotto alle casse aziendali una voragine di 7 milioni. Unicoop parla nel complesso di 82 esuberi, che però - chiarisce - non riguarderanno Grosseto.
La riorganizzazione sarà sulla sede centrale di Vignale Riotorto, dove però lavorano dipendenti della Val di Cornia, del piombinese, delle colline metallifere. «Non saranno licenziamenti, ma misure di messa in mobilità, blocco del turn over e così via». Ma intanto l'azienda tira dritta per la sua strada, ricorda i 55 milioni di investimento, punta a riportare in pareggio un bilancio che conta su ricavi importanti, specie in Toscana. E insiste sul fatto che «nessun taglio sarà mai fatto sui valori e sulla missione sociale della cooperativa».
A Grosseto il progetto del Commendone proseguirà dunque su questa strada, ma con una filosofia diversa rispetto al passato e alla quale «pensavamo da tempo. Anche qui la contrazione degli acquisti è stato un indicatore chiaro sia della crisi generale che - conclude Pieraccini - del superamento del modello ipercoop, e noi cercheremo di interpretare al meglio questa tendenza. L'ipercoop grossetana sarà il primo adeguamento della nuova formula di ipermercato all'italiana, dove l'alimentare sarà preponderante».
Una struttura in bilico tra un colosso della grande ("iper") distribuzione e un supermercato a dimensioni più umane (5mila metri, un terzo rispetto all'altro), in stile Coop tradizionale. In gergo commerciale lo chiamano "superstore alimentare"; il che, più che rivoluzione futuristica, ha il sapore di un "adeguamento" rétro figlio della crisi dei consumi, oltreché del tramonto di un vecchio modello di mercato.
«Ormai i clienti risparmiano su tutto, anche sul cibo - dicono da Unicoop - ma non c'è solo questo a incidere. Il modello ipercoop non tira più e deve puntare a format più agili, una via di mezzo tra ipermercato e supermercato: grande assortimento alimentare e qualche extra, ma non così tanti extra come nell'ipercoop». In particolare sono i megastore elettronici che fanno la guerra agli scaffali multiuso di un ipermercato.
E il consumatore punta sempre più a quelli, a caccia di "un" prodotto (quel prodotto) per volta, meglio ancora se declinato in mille marche e a prezzi scontati. Tradotto in maremmano, significa che l'ipercoop in arrivo al Commendone deve già fare i conti con se stesso, ancor prima di nascere, con la prospettiva di tornare ai modelli di un tempo, quando l'alimentare vendeva solo alimenti. I dati parlano chiaro. Per il terzo anno consecutivo il bilancio 2010 Unicoop, presentato alla sala Eden di Grosseto nel corso dell'assemblea dei soci, si è chiuso in rosso. La crisi, ha spiegato Marco Lami affidando volto e voce in un video, «ha pesato e pesa moltissimo».
Tra i 111 punti vendita in Toscana, Lazio, Campania e Umbria, 870mila soci, 5.700 dipendenti, 1 miliardo e 214 milioni di euro di vendite, 321 milioni di patrimonio netto e 55 milioni di investimenti, si contano 16 milioni di euro di perdita di esercizio, «un continuo calo dei consumi e l'aumento dell'inflazione». Gran parte della sofferenza arriva dal sud. In Campania, annuncia Lami, «cederemo l'ipermercato di Benevento e quello di Afragola», che hanno prodotto alle casse aziendali una voragine di 7 milioni. Unicoop parla nel complesso di 82 esuberi, che però - chiarisce - non riguarderanno Grosseto.
La riorganizzazione sarà sulla sede centrale di Vignale Riotorto, dove però lavorano dipendenti della Val di Cornia, del piombinese, delle colline metallifere. «Non saranno licenziamenti, ma misure di messa in mobilità, blocco del turn over e così via». Ma intanto l'azienda tira dritta per la sua strada, ricorda i 55 milioni di investimento, punta a riportare in pareggio un bilancio che conta su ricavi importanti, specie in Toscana. E insiste sul fatto che «nessun taglio sarà mai fatto sui valori e sulla missione sociale della cooperativa».
A Grosseto il progetto del Commendone proseguirà dunque su questa strada, ma con una filosofia diversa rispetto al passato e alla quale «pensavamo da tempo. Anche qui la contrazione degli acquisti è stato un indicatore chiaro sia della crisi generale che - conclude Pieraccini - del superamento del modello ipercoop, e noi cercheremo di interpretare al meglio questa tendenza. L'ipercoop grossetana sarà il primo adeguamento della nuova formula di ipermercato all'italiana, dove l'alimentare sarà preponderante».
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