Il dolore
«Vogliono farci chiudere»
La rabbia dei proprietari del Palombaro Il ristorante è anche tutelato dalle Belle Arti
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MONTE ARGENTARIO. «Il Comune ci vuole fare chiudere». La temperatura climatica sale. E non solo quella. Samantha Tantulli è la proprietaria - assieme alla madre Florida Zauli e al fratello Rossano - del ristorante Il palombaro, il locale messo sotto sequestro per occupazione abusiva di suolo demaniale. Sull'ingresso c'è il foglio firmato dalla capitaneria e dalla municipale. «È tutto sbagliato - dice - non c'è nessuna occupazione abusiva. Infatti esiste una concessione demaniale (dal 1967, anno in cui il locale è stato costruito). A gennaio abbiamo pagato gli oneri demaniali per l'occupazione dell'area relativi al 2009 - 2010. Ho paura che il Comune abbia intenzione di demolire il ristorante». E per quale motivo? «Non so - risponde Samantha Tantulli - forse ci sono progetti per inserire in quella zona dell'altro. C'è in ballo, tra noi e l'Ente, un ricorso per altre questioni che nulla hanno a che vedere con abusi o cose simili. Di certo è che il Comune ha prima emanato un ordine di sgombero e demolizione dello stabile perchè secondo i loro tecnici sarebbe fatiscente o pericolante, quando avrebbe potuto mandare della prescrizioni che comunque avremmo osservato, tipo la ristrutturazione di parti che secondo l'amministrazione sono pericolose». Non solo. «Nel 2009 abbiamo perso metà della stagione perché fino a fine luglio- sottolinea - nello spazio adiacente al locale il Comune fece degli interventi di riqualificazione (la pavimentazione della piazza). L'acqua mancò per due giorni, venne tolta la passerella per arrivare al ristorante e noi non abbiamo potuto lavorare». L'amarezza della proprietaria del palombaro, ristorante nato grazie al nonno Gino Tantulli, non si arresta. «Sono stati messi i sigilli proprio alle porte della stagione. Noi come faremo a pagare gli avvocati? Qui dentro c'è una famiglia che lavora. Che futuro ci aspetta? Questo ristorante è storico, esiste dal 1967, è riconosciuto dalle Belle Arti. Chiediamo chiarezza». C.B.
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