Italia
«Si è pensato di più al potere»
Francesca Gori
Lavori da riscuotere e interventi sbagliati: parla l'ex presidente
3 MINUTI DI LETTURA
FOLLONICA. Tre anni fa, l'attivo nel bilancio sfiorava i dieci milioni di euro. Poi, quei soldi, piano piano hanno cominciato a finire. La crisi del mattone c'è e si sente. Ma chi nel Consorzio Etruria ci ha lavorato vent'anni arrivando anche a sedere sulla poltrone del presidente, non attribuisce tutte le responsabilità alla congiuntura economica.
Ma ai progetti, alcuni, che già sulla carta potevano rendere poco e soprattutto alla mancanza di un gruppo dirigente capace di dare una linea certa ai piani d'investimento. Un gruppo dirigente che in tre anni è cambiato più volte, dando il via a un vero e proprio valzer delle poltrone. Massimo Pagnini ha cominciato la sua carriera all'interno del Consorzio come capo dell'ufficio tecnico e oggi è consulente.
Ma il suo telefono, difficilmente squilla quando c'è da prendere delle decisioni. Eppure, è stato il presidente che ha firmato quel bilancio con il segno più davanti: quello con un attivo da 10 milioni di euro. «Era il 2008 - racconta - dopo aver percorso tutte le tappe all'interno della società e dopo essere stato amministratore delegato, fui nominato presidente».
Ma la sua nomina durò poco. Tre mesi dopo, su quella poltrona c'era un altro uomo, Luigi Minischetti. Un bancario, che con le costruzioni aveva poco a che fare. La scansione temporale ricostruita da Pagnini non dimostra alcun malaffare. «Dimostra soltanto un giro di nomine e alcune scelte che hanno trascinato la cooperativa a questo punto - spiega - a dover optare per un concordato che sarebbe comunque una vera tragedia». Una tragedia che per Pagnini potrebbe ancora essere evitata.
Nel 2008, quando Pagnini che era amministratore delegato fu nominato presidente del Consorzio, su quella poltrona siedeva Armando Vanni, che lasciò l'incarico per la presidenza di Unicoop Firenze. Pagnini, il presidente, lo fece soltanto per tre mesi. «Poi, dopo di me, fu nominato Minischetti - spiega - che ha guidato il gruppo fino a luglio 2010, lasciando poi la presidenza a Riccardo Sani». E nello stesso periodo, Armando Vanni, dopo aver rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Unicoop Firenze, entra in Baldassini-Tognozzi-Pontello. Nomine che contano. Ruoli che pesano. Ora il consorzio è guidato da Riccardo Sani, arrivado alla presidenza dopo l'uscita di Minischetti.
«Ci sono le potenzialità per non lasciare tutte quelle persone per strada - dice Pagnini - basterebbe ricominciare a lavorare seguendo le direttive del mondo cooperativo come abbiamo fatto fino a tre anni fa. La vocazione del Consorzio è sempre stata questa, ed è arrivato il momento di fare un passo in quella direzione. Ma è arrivato anche il momento che tutto il movimento cooperativo dia il contributo necessario per superare questa crisi».
La sensazione, almeno tra gli addetti ai lavori, sembra quella che a guidare il Consorzio, negli ultimi anni, siano state più le logiche di potere che un gruppo dirigente forte, capace di mantenere i livelli della società. Logiche che in Maremma hanno portato a qualche intervento non proprio azzeccato: l'ippodromo di Follonica costato uno sproposito e con le case rimaste tutt'oggi invendute, i lavori a terra al porto di Scarlino, ancora per la maggior parte da riscuotere. Lavori che il Consorzio si era aggiudicati. Ma che forse valeva la pena fermare per tempo, prima che i costi aumentassero vertiginosamente e le casse restassero vuote. A rischio, nel caso del concordato, i posti di lavoro. Centocinquanta solo in Maremma. Ma anche la consegna degli appartamenti nelle aree Peep di viale Barberi e del Pizzetti, venduti sulla carta ma ancora di là dall'essere finiti.
Ma ai progetti, alcuni, che già sulla carta potevano rendere poco e soprattutto alla mancanza di un gruppo dirigente capace di dare una linea certa ai piani d'investimento. Un gruppo dirigente che in tre anni è cambiato più volte, dando il via a un vero e proprio valzer delle poltrone. Massimo Pagnini ha cominciato la sua carriera all'interno del Consorzio come capo dell'ufficio tecnico e oggi è consulente.
Ma il suo telefono, difficilmente squilla quando c'è da prendere delle decisioni. Eppure, è stato il presidente che ha firmato quel bilancio con il segno più davanti: quello con un attivo da 10 milioni di euro. «Era il 2008 - racconta - dopo aver percorso tutte le tappe all'interno della società e dopo essere stato amministratore delegato, fui nominato presidente».
Ma la sua nomina durò poco. Tre mesi dopo, su quella poltrona c'era un altro uomo, Luigi Minischetti. Un bancario, che con le costruzioni aveva poco a che fare. La scansione temporale ricostruita da Pagnini non dimostra alcun malaffare. «Dimostra soltanto un giro di nomine e alcune scelte che hanno trascinato la cooperativa a questo punto - spiega - a dover optare per un concordato che sarebbe comunque una vera tragedia». Una tragedia che per Pagnini potrebbe ancora essere evitata.
Nel 2008, quando Pagnini che era amministratore delegato fu nominato presidente del Consorzio, su quella poltrona siedeva Armando Vanni, che lasciò l'incarico per la presidenza di Unicoop Firenze. Pagnini, il presidente, lo fece soltanto per tre mesi. «Poi, dopo di me, fu nominato Minischetti - spiega - che ha guidato il gruppo fino a luglio 2010, lasciando poi la presidenza a Riccardo Sani». E nello stesso periodo, Armando Vanni, dopo aver rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Unicoop Firenze, entra in Baldassini-Tognozzi-Pontello. Nomine che contano. Ruoli che pesano. Ora il consorzio è guidato da Riccardo Sani, arrivado alla presidenza dopo l'uscita di Minischetti.
«Ci sono le potenzialità per non lasciare tutte quelle persone per strada - dice Pagnini - basterebbe ricominciare a lavorare seguendo le direttive del mondo cooperativo come abbiamo fatto fino a tre anni fa. La vocazione del Consorzio è sempre stata questa, ed è arrivato il momento di fare un passo in quella direzione. Ma è arrivato anche il momento che tutto il movimento cooperativo dia il contributo necessario per superare questa crisi».
La sensazione, almeno tra gli addetti ai lavori, sembra quella che a guidare il Consorzio, negli ultimi anni, siano state più le logiche di potere che un gruppo dirigente forte, capace di mantenere i livelli della società. Logiche che in Maremma hanno portato a qualche intervento non proprio azzeccato: l'ippodromo di Follonica costato uno sproposito e con le case rimaste tutt'oggi invendute, i lavori a terra al porto di Scarlino, ancora per la maggior parte da riscuotere. Lavori che il Consorzio si era aggiudicati. Ma che forse valeva la pena fermare per tempo, prima che i costi aumentassero vertiginosamente e le casse restassero vuote. A rischio, nel caso del concordato, i posti di lavoro. Centocinquanta solo in Maremma. Ma anche la consegna degli appartamenti nelle aree Peep di viale Barberi e del Pizzetti, venduti sulla carta ma ancora di là dall'essere finiti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
