Il Tirreno

Grosseto

Toni accesi e autocritica nella riunione di analisi dopo il voto, ma niente rivoluzioni

Il Pdl riparte da Luca Agresti

<b>PDL. </b>Dall&#146;alto in senso orario: Luca Agresti, Mario Lolini, Fabrizio Rossi e Luca Montemaggi
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PDL. Dall’alto in senso orario: Luca Agresti, Mario Lolini, Fabrizio Rossi e Luca Montemaggi

Riequilibrio fra le componenti, Cerboni sarà il capogruppo

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 GROSSETO. Nessun azzeramento dei vertici. Il Pdl riparte da Luca Agresti. Cinque ore di serrato confronto, sedici interventi, cinquantasei persone in sala, una relazione iniziale del coordinatore di quaranta minuti (a braccio) in cui non sono mancati momenti di autocritica. Questa, in sintesi, la "resa dei conti" nel secondo partito della città e della provincia. La recente sconfitta elettorale (perso con ampio margine Grosseto e capitolate le roccaforti Orbetello e Castiglione della Pescaia) ha lasciato profondi malumori all'interno del Pdl.  Agresti è partito proprio da qui, evitando di cercare alibi nella situazione nazionale, nell'indubbio calo di appeal di Berlusconi. «Non cerco scappatoie - ha detto - sono contento che si apra questa fase di riorganizzazione, di confronto, perché una classe dirigente cresce nei momenti di difficoltà». Parole che hanno subito bromurizzato la sala. Poi l'analisi delle alleanze, delle liste, dei numeri. «Il centrosinistra a Grosseto vince sempre con gli stessi consensi, un terzo dell'elettorato. Oscillano tra 19 e 22 mila voti. Noi no. Il centrodestra, neppure 10 anni fa, ha toccato quota 30 mila; poi questi elettori li abbiamo persi. Non hanno cambiato idea o sponda. Più semplicemente non riusciamo più a "toccarli", non votano, non sognano. Sono stanchi. E non è una questione di temi».  In ogni Comune, secondo la disamina di Agresti, le ragioni della sconfitta sono state differenti, sullo sfondo però il denominatore comune dei problemi del Pdl era e resta l'organizzazione del partito, la mancanza di una struttura adeguata e di uno spirito unitario. E su questo punto di criticità ha insistito Stefano Dragoni: «Cerchiamo di evitare che il Pdl si appiattisca sulle componenti di provenienza, perché questo sta avvenendo a Grosseto. E lo dicono i risultati». Ci sarebbe stata, insomma, una prevaricazione degli ex An (in virtù anche di una capacità di mobilitazione e organizzazione superiore) sugli uomini provenienti da Forza Italia. Si andrà ad un ri-equilibrio. Non è un caso che il prossimo capogruppo Pdl in consiglio sarà proprio Giacomo Cerboni, l'unico eletto dell'area azzurra. «In effetti la mia investitura da capogruppo - ha ribadito ieri Cerboni, sentito al telefono - ha anche una spiegazione geopolitica, ma non solo». Cerboni ritiene che le appartenenze del passato siano da accantonare e che sempre di più i vertici del partito, i gruppi, i livelli istituzionali debbano amalgamarsi e fare blocco.  Ma la riunione di giovedì notte, a cui erano presenti anche Antichi, Agresti senior e la Faenzi, è servita soprattutto a far emergere analisi e obiezioni forti. A togliersi qualche sassolino è stato per esempio Luca Montemaggi, che ha puntato il dito sulla Lista Lolini, ma anche sui doppi incarichi. «La Lista Lolini ha reso ancora più negativo il risultato del Pdl, portandoci via centinaia di voti e almeno due consiglieri». Lolini, ancora una volta, si è dimostrato un signore ringraziando tutti, promettendo un'opposizione seria, efficace, all'altezza ed evitando polemiche.  Nelle prossime settimane il Pdl grossetano si riunirà di nuovo. Ci saranno anche i coordinatori regionali Parisi e Riccardo Migliori. Si riparte da qui. (gb)

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