Il Tirreno

Grosseto

Il racconto di un giovane padre: «Così ci ho rimesso migliaia di euro»

Avvocato sbaglia, auto addio

Gabriele Baldanzi

Si è dimenticato di mandare un documento per la causa

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 GROSSETO. Questa è la storia paradossale di un uomo che oggi, senza aver commesso reati, si trova spennato e assediato dalla giustizia, per colpa di un avvocato distratto. A parlare è il padre di un bambino di 10 anni, avuto - purtroppo - con la donna sbagliata. Una sentenza del Tribunale dei Minori di Firenze del 2008 ha stabilito che Giacomo (lo chiameremo così) risieda con la mamma, in regime di affidamento condiviso. Mario versa mensilmente 350 euro (oltre alle varie spese straordinarie) a titolo di contributo per il mantenimento.  «Il primo problema - spiega - è questo: ogni volta che vado a prendere mio figlio, sia per i 4 giorni del fine settimana che nei periodi vacanza, la madre non provvede mai a fornirgli neanche un cambio, e anzi pretende che venga riaccompagnato con gli stessi abiti che indossava il primo giorno, come se fossero di sua esclusiva proprietà. Questo mi costringe a comprare spesso (il bambino cresce a vista d'occhio) degli indumenti per poterlo cambiare e tenerlo in modo decoroso. Io non sono milionario. Faccio l'operaio edile e ulteriori spese incidono non poco sul mio bilancio. L'avvocato che mi ha seguito nella pratica per l'affidamento congiunto, dopo aver scritto al legale della controparte per far presente la scorrettezza di questo comportamento, gli ha inviato una raccomandata preannunciando che avrei detratto il costo degli indumenti comprati dall'assegno di mantenimento. Mi ha quindi invitato a procedere in questo modo, affermando che era l'unica soluzione possibile e che, nel caso in cui ci avessero fatto causa, l'avremmo vinta senza oneri a mio carico e con il risultato di chiarire le idee alla madre del bambino».  Così, seguendo le indicazioni del suo avvocato, per circa 2 anni, Mario, quando ha avuto necessità di comprare degli indumenti per suo figlio, ha scalato questi importi dall'assegno di mantenimento, indicando sul bonifico mensile i motivi della detrazione e inviando ogni volta raccomandata alla madre del bambino con allegati gli scontrini comprovanti l'acquisto. Non essendo assolutamente competente in materia si è fidato delle indicazioni dall'avvocato che era pagato per tutelare i suoi interessi.  «Dopo varie comunicazioni della controparte - prosegue l'uomo - con la messa in mora per il mancato pagamento del totale dell'assegno di mantenimento, a giugno 2010 è arrivato un atto di precetto, in cui, oltre ai 400 che avevo trattenuto in 2 anni dal contributo per il mantenimento, si richiedeva anche il rimborso delle spese per la mensa scolastica sostenute dalla madre del bambino, più le varie spese legali, per arrivare ad un totale di 1.078 euro. Ho portato subito l'atto al mio avvocato, il quale mi ha tranquillizzato, affermando che eravamo stati fortunati perché l'atto di precetto era formalmente errato. L'avvocato mi ha fatto sottoscrivere sul retro del precetto che lo delegavo a fare opposizione e mi ha assicurato sulla celere soluzione del caso. Ovviamente mi sono fidato, finché il 27 luglio 2010 un ufficiale giudiziario è venuto a pignorare la mia macchina. Mentre compilava l'atto ho telefonato al mio avvocato, scoprendo che si era dimenticato di fare opposizione, però ha aggiunto che l'avrebbe fatta il giorno successivo, senza che io dovessi rimetterci niente».  Passano i mesi e Mario non viene più a sapere nulla della vicenda, dando per scontato che l' avvocato abbia risolto tutto. «Lo chiamo i primi di dicembre per sapere a che punto è la controversia - prosegue - e resto trasecolato quando mi comunica che l'opposizione non è stata fatta. Prendo appuntamento per parlarne di persona (siamo al 9 dicembre) e di fronte al mio disappunto per non aver rispettato i suoi impegni, quasi si offende. Poi di nuovo mi rassicura sul fatto che il pignoramento decadrà entro pochi giorni (ne erano già quasi trascorsi 90), che la macchina non vale niente e la controparte non chiederà mai la vendita all'asta. Passa un altro mese senza notizie, finché, a metà gennaio, gli telefono io, e sapete cosa mi comunica? Che a metà settembre la mia macchina è stata messa all'asta. A questo punto vado da altri due avvocati per capire cosa posso fare ed entrambi mi confermano che ormai non posso far altro che pagare la somma richiesta nel precetto, più tutte le spese accumulate. Mi spiegano anche che se il mio legale avesse fatto opposizione nei termini avrei sicuramente vinto, senza dover pagare alcunché, se non ovviamente la notula».  Senza ulteriori indugi Mario invia una raccomandata al suo avvocato per revocargli il mandato e dà l'incarico ad un altro legale di risolvere la situazione. La somma che oggi sta pagando per non aver fatto opposizione al precetto è arrivata a 1.650 euro, a cui vanno aggiunti 200 euro per la notula del nuovo avvocato (a cui ha chiesto di liberare la macchina dal pignoramento) e 358 euro pretese dall'avvocato distratto per consulenza e archivio documenti. «D'altra parte - ironizza Mario - se li è meritati».  Mario spiega in conclusione di aver raccontato questa storia al giornale per mettere in guardia eventuali altre vittime da simili errori legali che si possono trasformare in un odissea e in uno spreco di denaro inutile.

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