Sicurezza
Rave party a Sorano, interviene lUdc
«Punizione esemplare per gli aggressori»
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GROSSETO. «È di questi giorni la notizia che uno dei due Carabinieri, che hanno subito la vile aggressione a margine del tristemente famoso rave party di Sorano, è stato trasferito dall'ospedale di Siena ad una clinica specializzata nei pressi di Imola, dove tuttavia continua a lottare tra la vita e la morte, in uno stato di coma definito gravissimo dalle autorità sanitarie». Ne danno notizia l'avvocato Massimiliano Quercetani e Giacomo Giulianelli, dell'Udc. «Rinnovando la nostra totale vicinanza all'eroico servitore dello Stato ed alla sua famiglia, vorremmo tuttavia riproporre un quesito che non cessa di angosciarci; ci domandiamo infatti che cosa sarebbe successo qualora i due bravi Carabinieri avessero avuto la forza di reagire, magari impugnando le armi di ordinanza e riuscendo a sparare contro gli aggressori: in tal caso, la solidarietà nei loro confronti sarebbe stata ugualmente unanime, o forse avremmo dovuto assistere ad una triste sequela di se, di ma e di distinguo? La domanda, che in qualsiasi altro Paese civile risulterebbe in un mero esercizio retorico, assume contorni inquietanti nell'incerto quadro della giurisprudenza italiana. Siamo proprio sicuri che il tal Matteo Gorelli, oggi messo alla sbarra dalla stampa e dall'opinione pubblica unanimemente, non sarebbe considerato alla stregua di un martire, qualora la sua aggressione fosse stata interrotta dalla reazione violenta di una delle sue vittime? Siamo proprio così sicuri che, nel caso sopracitato, certa stampa, la stessa opinione pubblica e soprattutto le leggi di questo Paese avrebbero potuto archiviare il caso come semplice autodifesa? O sarebbe più corretto affermare che l'eroico Santarelli, il quale oggi si aggrappa disperatamente alla vita in una clinica specializzata, si troverebbe invece a dover lottare per la propria dignità e libertà in un'aula di tribunale?» «Auspichiamo - una volta accertate le responsabilità penali individuali - una punizione esemplare dell'insano gesto, affinché l'obbedienza alla legge - raffigurata nella divisa indossata dai nostri militari in servizio ogni giorno - non rimanga una declamazione di principio, ma venga vissuta dai cittadini tutti con deferente rispetto proprio per questi "nostri ragazzi" che quotidianamente, con la loro muta presenza, presidiano la libertà di ciascuno di noi».
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