Il dolore
Patrimoni svalutati, il Comune fa autogol
Francesca Ferri
Il 45% a edilizia sociale: così case e terreni pubblici perdono drasticamente valore
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GROSSETO. Di critiche ne ha ricevute molte ma, questa volta, il Regolamento urbanistico più che suscitare semplici malumori potrebbe far segnare al Comune un pesante autogol. Tutto per colpa di un passaggio che, di fatto, minaccia di svalutare una parte del patrimonio immobiliare comunale già pronto per essere venduto a poco meno di 4 milioni di euro, destinati a realizzare alcune delle opere cruciali per lo sviluppo della città nei prossimi anni. Ecco di cosa si tratta. Lo scorso 26 novembre il consiglio comunale ha approvato la variante al Piano regolatore che permette di valorizzare gli immobili dell'ente per venderli a prezzi più vantaggiosi.
In altre parole, prima di essere messi all'asta, uffici, magazzini e vecchie scuole dismesse vengono trasformati - sulla carta - in appartamenti, mentre i terreni sono dichiarati edificabili. Il loro valore cresce e vendendoli il Comune guadagna più soldi da reinvestire in altre opere pubbliche. Nel caso in questione in ballo ci sono i due terreni dove sorgeranno i futuri centri servizi all'Alberino e al Fosso dei Molini, con negozi e uffici; un terreno al Tiro a Segno destinato a due palazzi di 24 appartamenti ciascuno; l'ex cantiere comunale tra via de' Barberi e via Albinoni dove il Comune ha dato l'ok per costruire appartamenti, l'ex scuola materna di Spergolaia ad Alberese e un fabbricato alla Scagliata a Batignano. Beni che i tecnici del Patrimonio, su dati forniti dall'ufficio Urbanistica, hanno valutato in 3 milioni e 735mila 251 euro. Una manna per le casse comunali. Sennonché il 30 marzo, il giorno prima della pubblicazione del bando, il Consiglio ha approvato il Regolamento urbanistico, il nuovo documento che stabilisce cosa, dove e come costruire sul territorio comunale. E qui la doccia fredda: per chi costruisce nuove abitazioni ci sono regole nuove, ovvero il 45 per cento - dice il Regolamento - deve essere destinato all'edilizia residenziale sociale (Ers), cioè alle case popolari e a quelle da vendere o affittare a prezzi calmierati per persone in difficoltà.
Una regola che, evidentemente, all'Urbanistica si sono "dimenticati" di comunicare al Patrimonio nei lunghi mesi in cui ha raccolto dai colleghi informazioni utili a stabilire il valore di mercato dei beni. Il bando dunque riporta le vecchie stime, ormai non più attendibili. Risultato? In tutta fretta lo scorso 6 maggio l'amministrazione ha dovuto bloccare il piano di alienazioni. Perché se prima un imprenditore poteva costruire un palazzo e metterlo in vendita su libero mercato, ora che una quota degli appartamenti va destinata all'edilizia sociale il valore dell'immobile scende. D'altro canto nel caso dei due centri servizi, il Regolamento potrebbe portare, al contrario, a un aumento di valore. In più tra le schede normative che, immobile per immobile, stabiliscono cosa vi verrà costruito, mancano quelle sui beni a Batignano e Alberese che rischiano di non poter essere ampliati come prevede il Ru.
Insomma, le stime vanno riviste e con ogni probabilità il valore dei beni nel complesso scende. Cosa succede a questo punto? Dietro osservazione del Patrimonio, la Gestione del Territorio dovrà confermare le quote Ers stabilite nel Regolamento; poi il Consiglio comunale deciderà se rifare il bando o fissare nuovi termini per riprendere la vendita secondo le vecchie stime. In ogni caso il pasticcio getta un'ombra ulteriore sul già criticatissimo Regolamento urbanistico.
In altre parole, prima di essere messi all'asta, uffici, magazzini e vecchie scuole dismesse vengono trasformati - sulla carta - in appartamenti, mentre i terreni sono dichiarati edificabili. Il loro valore cresce e vendendoli il Comune guadagna più soldi da reinvestire in altre opere pubbliche. Nel caso in questione in ballo ci sono i due terreni dove sorgeranno i futuri centri servizi all'Alberino e al Fosso dei Molini, con negozi e uffici; un terreno al Tiro a Segno destinato a due palazzi di 24 appartamenti ciascuno; l'ex cantiere comunale tra via de' Barberi e via Albinoni dove il Comune ha dato l'ok per costruire appartamenti, l'ex scuola materna di Spergolaia ad Alberese e un fabbricato alla Scagliata a Batignano. Beni che i tecnici del Patrimonio, su dati forniti dall'ufficio Urbanistica, hanno valutato in 3 milioni e 735mila 251 euro. Una manna per le casse comunali. Sennonché il 30 marzo, il giorno prima della pubblicazione del bando, il Consiglio ha approvato il Regolamento urbanistico, il nuovo documento che stabilisce cosa, dove e come costruire sul territorio comunale. E qui la doccia fredda: per chi costruisce nuove abitazioni ci sono regole nuove, ovvero il 45 per cento - dice il Regolamento - deve essere destinato all'edilizia residenziale sociale (Ers), cioè alle case popolari e a quelle da vendere o affittare a prezzi calmierati per persone in difficoltà.
Una regola che, evidentemente, all'Urbanistica si sono "dimenticati" di comunicare al Patrimonio nei lunghi mesi in cui ha raccolto dai colleghi informazioni utili a stabilire il valore di mercato dei beni. Il bando dunque riporta le vecchie stime, ormai non più attendibili. Risultato? In tutta fretta lo scorso 6 maggio l'amministrazione ha dovuto bloccare il piano di alienazioni. Perché se prima un imprenditore poteva costruire un palazzo e metterlo in vendita su libero mercato, ora che una quota degli appartamenti va destinata all'edilizia sociale il valore dell'immobile scende. D'altro canto nel caso dei due centri servizi, il Regolamento potrebbe portare, al contrario, a un aumento di valore. In più tra le schede normative che, immobile per immobile, stabiliscono cosa vi verrà costruito, mancano quelle sui beni a Batignano e Alberese che rischiano di non poter essere ampliati come prevede il Ru.
Insomma, le stime vanno riviste e con ogni probabilità il valore dei beni nel complesso scende. Cosa succede a questo punto? Dietro osservazione del Patrimonio, la Gestione del Territorio dovrà confermare le quote Ers stabilite nel Regolamento; poi il Consiglio comunale deciderà se rifare il bando o fissare nuovi termini per riprendere la vendita secondo le vecchie stime. In ogni caso il pasticcio getta un'ombra ulteriore sul già criticatissimo Regolamento urbanistico.
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