Il Tirreno

Grosseto

L’annuncio nel giorno dello sciopero. Dopo il caseificio di Stribugliano altro colpo all’economia

Cassa integrazione alla Amtec

Fiora Bonelli
<b>CASSA INTEGRAZIONE.</b> Alla Amtec
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CASSA INTEGRAZIONE. Alla Amtec

Da luglio in 45 costretti a incrociare le braccia per due anni

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 CASTEL DEL PIANO. La crisi economica mette in ginocchio l'Amiata e soprattutto le due aziende di riferimento della zona: la Amtec e il caseificio di Stribugliano. Dopo i quindici licenziamenti tra gli operai del caseificio a seguito del fallimento, ieri nel giorno dello sciopero di un'ora è arrivata la comunicazione ufficiale per quello che riguarda i dipendenti della Amtec: per 45 (numero massimo previsto) dei 120 dipendenti di Amtec, distribuiti nelle due sedi di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore, è stata chiesta la cassa integrazione a zero ore.  Dei 37 dipendenti di Piancastagnaio, 14 andranno in cassa, e dei 78 di Abbadia, saranno 31 a incrociare le braccia. La decorrenza è il 4 luglio e la cassa integrazione durerà per 24 mesi. Di questi 45 lavoratori, un terzo sarà riconvertito con corsi di riconversione; per i due terzi restanti sarà usata la cassa integrazione a rotazione nella misura in cui le competenze di ciascuno lo permetteranno. Le funzioni interessate dalla cassa integrazione sono già state indicate: 31 impiegati ad Abbadia San Salvatore e 14 unità a Piancastagnaio, di cui 10 impiegati, 3 operai e 1 quadro.  Intanto, ieri mattina, si è tenuto lo sciopero di un'ora dei dipendenti, su iniziativa dell' organizzazione sindacale Rsu. I lavoratori Amtec vogliono che «in vista del confronto che proseguirà il prossimo 13 e 14 giugno per l'applicazione degli strumenti vengano date, da parte dell'azienda, quelle risposte che al momento sono ancora troppo timide e non sufficienti. I punti salienti su cui i lavoratori non transigono sono la chiarezza di un Piano e una chiara prospettiva industriale, seria e credibile».  Si cerca, naturalmente, di impedire che dietro la cassa integrazione non vi siano licenziamenti. Sembra essere opinione generale, comunque, che l'Amtec, così come è ora, non è più per Federmeccanica di cui fa parte, un'attività strategica e che quindi è necessario un cambiamento organizzativo, corsi di formazione e di riconversione per permettere a quella che è il fiore all'occhiello delle aziende amiatine (è praticamente una delle pochissime in grado, finora, di sfruttare in loco le risorse qualificate dei giovani della zona montana dei due versanti grossetano e senese) di continuare ad essere in Amiata.  L'idea, insomma, pare di capire, è che le competenze di Amtec possano essere tutte recuperate e una volta formate sulle nuove esigenze industriali di Federmeccanica, e riconvertite, possano essere riutilizzate in quelli che sono considerati i settori strategici industriali.  Dalla Amtec al caseificio di Stribugliano il passo è breve. Anche per i quindici dipendenti messi alla porta dopo il fallimento si sta cercando una soluzione e soprattutto una nuova proprietà pronta a rilevare l'azienda per farla ripartire. In difficoltà, dopo la consegna dei registri contabili in tribunale, anche circa 100 pastori di Monte Labbro e tutta la filiera casearia amiatina e i creditori del complesso aziendale.  Mercoledì, il sindaco di Arcidosso Emilio Landi, insieme ai vertici della Provincia di Grosseto si è recato in Tribunale per sollecitare le procedure di liquidazione dell'azienda fallita. Questa è infatti la modalità indispensabile perchè i "lavori in corso" da parte di Consorzio Agrario, Copaim e Fidi Toscana possano partire con il salvatggio.

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