Il Tirreno

Grosseto

«I privati guadagnano e depauperano la risorsa idrica»

Basta rendite e più investimenti I comitati mostrano i numeri

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 GROSSETO. L'acqua è un bene comune e deve essere ripubblicizzata, contro la logica del profitto privato. Un convinto appello a votare sì ai due referendum sull'acqua arriva da Emilio Molinari, già europarlamentare e presidente del comitato italiano del contratto mondiale dell'acqua, ospite a Grosseto in un incontro promosso dal comitato referendario "2Sì per l'acqua bene comune", con Roberto Barocci, Giuliana Gentili e Paola Tamanti. Molinari invita a puntare l'attenzione su alcuni aspetti «che non esistono in nessuna parte d'Europa». Obbligare gli amministratori italiani a privatizzare anche dove l'acqua funziona bene e imporre per legge una garanzia del profitto del 7% sono - per Molinari - «anomalie che chiediamo di abrogare».  Il punto è che il 50% delle società di gestione dei servizi idrici italiani, secondo Molinari, è privatizzata da più di 10 anni. Ma «come mai le reti idriche sono ancora colabrodi se i privati sono già intervenuti? Vuol dire che non hanno effettuato gli investimenti dovuti. E come mai al nord le imprese pubbliche che gestiscono l'acqua, per esempio a Milano, non hanno perdite in rete? Allora questo colabrodo esiste dove c'è stata la privatizzazione, che non ha portato investimenti per riparare le condotte idriche. Sicilia, Calabria, Lazio, Toscana, Emilia, Liguria: ovunque lì le reti sono ridotte a un pessimo stato». «Con i sì ai referendum sull'acqua - dice Roberto Barocci - proponiamo di abolire due leggi che hanno come obiettivo prioritario quello di favorire gli investimenti privati per la manutenzione delle reti idriche e la realizzazione di nuovi impianti di depurazione, poiché i rapporti più recenti della Commissione di vigilanza sulle risorse idriche, che ha confrontato gli investimenti previsti con quelli realizzati dai gestori del servizio idrico, confermano che l'obiettivo delle due leggi è fallito. Nel primo triennio analizzato gli investimenti realizzati sono stati solo il 49% di quelli previsti dai Piani di ambito, mentre nel triennio successivo (2007-2009) è statoi realizzati solo il 56% dei previsti. Un fallimento che si registra nonostante che sia stato assicurato ai soggetti privati, gestori dei servizi idrici, un rendimento al capitale pari al 7% netto». (el.gi.)

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