Marcello Moretti, il principale indagato, avrebbe avuto contatti «più o meno leciti» con i funzionari. Imprenditori compiacenti
Quattro uffici pubblici nel mirino dei carabinieri
Pierluigi Sposato
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PENSIONATO CONFESERCENTI Marcello Moretti all’uscita dal Tribunale di GrossetoPrefettura, Questura, Direzione lavoro e Agenzia delle entrate interessati dalle indagini
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GROSSETO. Sono almeno quattro gli uffici pubblici grossetani nei quali Marcello Moretti - il principale indagato nella "Operazione Caccia" sul presunto favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - avrebbe intessuto una fitta rete di contatti per garantirsi il buon esito delle pratiche che interessavano i cittadini stranieri desiderosi di arrivare in Italia per lavorare. Quelli individuati dai carabinieri di Norm e Procura sono naturalmente quelli che hanno a che fare con l'iter delle pratiche, più o meno direttamente. E cioè Prefettura, Questura, Direzione provinciale lavoro e Agenzia delle entrate.
E sarebbe in questi uffici che lavorano gli altri soggetti indagati. In ciascuno di questi uffici Moretti avrebbe avuto almeno un contatto «più o meno lecito», sostiene l'Arma. E contando su quanto appreso nel corso del suo lavoro presso la Confesercenti (dalla quale era andato in pensione nel dicembre 2009) e sulle conoscenze maturate negli anni di servizio, secondo i carabinieri il pensionato avrebbe sfruttato le sue vittime straniere, approfittando delle loro condizioni di subalternità, bisogno vero e proprio e inferiorità psicologica. Nelle intercettazioni si parla di bottiglie d'olio o pezzi di cinghiale che Moretti (cacciatore per hobby) avrebbe portato a questo o a quel funzionario in determinati uffici. Forse per amicizia, ma i carabinieri sospettano altro. Anzi, i carabinieri non hanno dubbi: quanto ascoltato intercettando Moretti è tutto vero e comprovato. Non ci sarebbe insomma un millantato credito.
Moretti non avrebbe avuto scrupoli nel chiedere prestazioni sessuali alle ragazze da lui fatte entrare in Italia o denaro. Anche se - lo riconosce lo stesso gip Molino - non ci sono riscontri di passaggi di denaro. Non solo. Moretti avrebbe potuto contare anche sull'appoggio di Chiara Chimienti - la dipendente messa ai domiciliari e poi tornata praticamente libera dopo l'interrogatorio - come anche su almeno quattro imprenditori che avrebbero dichiarato falsamente di voler assumere stranieri. Infine, la rete era completata da quei cinque-sei extracomunitari che sarebbero stati disposti a reclutare propri connazionali interessati a entrare in Italia. Due i filoni di indagine. Anzi tre.
Due fanno capo a Moretti e Chimienti (con Reno Kaja). Il terzo a Paolo Palumbo, adesso con obbligo di dimora (con Irfan Muhammad Khan). A quest'ultimo, gli inquirenti erano giunti intercettando le telefonate di due grossetani con qualche precedente con la giustizia. E ci sono poi intercettazioni che lo riguardano direttamente. E per Moretti, tutto era comunciato con la denuncia della violenza sessuale che la giovane albanese aveva raccontato di aver subito: ennesimo episodio di una serie iniziata dal suo arrivo in Italia, dopo aver conosciuto Moretti (tramite un intermediario) a Durazzo nel gennaio 2009.
Qui avrebbe da lui ricevuto una richiesta di 3.000 euro per il visto-nulla osta. E sarebbe poi arrivata in Italia con i documenti procurati dal pensionato. Violenze che sarebbero state accompagnate da minacce. I carabinieri avevano quindi iniziato a sviluppare il filone dell'immigrazione clandestina: i tabulati telefonici avevano evidenziato contatti con stranieri e imprenditori grossetani dei settori turistico ed edile, oltre che i riscontri a quanto dichiarato dalla ragazza albanese. Le intercettazioni erano iniziate a ottobre e sono terminate a febbraio.
E sarebbe in questi uffici che lavorano gli altri soggetti indagati. In ciascuno di questi uffici Moretti avrebbe avuto almeno un contatto «più o meno lecito», sostiene l'Arma. E contando su quanto appreso nel corso del suo lavoro presso la Confesercenti (dalla quale era andato in pensione nel dicembre 2009) e sulle conoscenze maturate negli anni di servizio, secondo i carabinieri il pensionato avrebbe sfruttato le sue vittime straniere, approfittando delle loro condizioni di subalternità, bisogno vero e proprio e inferiorità psicologica. Nelle intercettazioni si parla di bottiglie d'olio o pezzi di cinghiale che Moretti (cacciatore per hobby) avrebbe portato a questo o a quel funzionario in determinati uffici. Forse per amicizia, ma i carabinieri sospettano altro. Anzi, i carabinieri non hanno dubbi: quanto ascoltato intercettando Moretti è tutto vero e comprovato. Non ci sarebbe insomma un millantato credito.
Moretti non avrebbe avuto scrupoli nel chiedere prestazioni sessuali alle ragazze da lui fatte entrare in Italia o denaro. Anche se - lo riconosce lo stesso gip Molino - non ci sono riscontri di passaggi di denaro. Non solo. Moretti avrebbe potuto contare anche sull'appoggio di Chiara Chimienti - la dipendente messa ai domiciliari e poi tornata praticamente libera dopo l'interrogatorio - come anche su almeno quattro imprenditori che avrebbero dichiarato falsamente di voler assumere stranieri. Infine, la rete era completata da quei cinque-sei extracomunitari che sarebbero stati disposti a reclutare propri connazionali interessati a entrare in Italia. Due i filoni di indagine. Anzi tre.
Due fanno capo a Moretti e Chimienti (con Reno Kaja). Il terzo a Paolo Palumbo, adesso con obbligo di dimora (con Irfan Muhammad Khan). A quest'ultimo, gli inquirenti erano giunti intercettando le telefonate di due grossetani con qualche precedente con la giustizia. E ci sono poi intercettazioni che lo riguardano direttamente. E per Moretti, tutto era comunciato con la denuncia della violenza sessuale che la giovane albanese aveva raccontato di aver subito: ennesimo episodio di una serie iniziata dal suo arrivo in Italia, dopo aver conosciuto Moretti (tramite un intermediario) a Durazzo nel gennaio 2009.
Qui avrebbe da lui ricevuto una richiesta di 3.000 euro per il visto-nulla osta. E sarebbe poi arrivata in Italia con i documenti procurati dal pensionato. Violenze che sarebbero state accompagnate da minacce. I carabinieri avevano quindi iniziato a sviluppare il filone dell'immigrazione clandestina: i tabulati telefonici avevano evidenziato contatti con stranieri e imprenditori grossetani dei settori turistico ed edile, oltre che i riscontri a quanto dichiarato dalla ragazza albanese. Le intercettazioni erano iniziate a ottobre e sono terminate a febbraio.
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