La manifestazione
La deposizione choc dove parla degli abusi
«Legata in camera da letto E violentata per tre giorni»
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MINACCE Con le quali veniva tenuta in scacco dai suoi aguzzini 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Francesca il pomeriggio del 26 di agosto dello scorso anno è seduta davanti al maresciallo dei carabinieri di Capalbio e sta raccontando il suo dramma: le violenze, i soprusi e le minacce subite negli ultimi due mesi. Il suo aguzzino che non la vede tornare a casa le invia una serie di sms, la chiama "mia fregna" e le ordina di riportare subito le chiavi di casa e le schede telefoniche, di venirsi a prendere i vestiti e di tornare da sua madre in Romania. Quando il militare le chiede chi le stia mandando quei messaggi, Francesca inizia il racconto. «Circa un mese fa sono partita dalla Romania a bordo di un furgone insieme a due connazionali e sono venuta direttamente a Capalbio. Mi avevano promesso un lavoro in Italia. Invece quando sono arrivata qui mi hanno portata a casa di una nostra connazionale. Sono stata una decina di giorni in questa abitazione e qui hanno iniziato a farmi prostituire. Loro - va avanti - procuravano i clienti e io avevo gli incontri in macchina. A un certo momento è venuto da Roma un altro romeno che non conoscevo: ha pagato mille euro e mi ha portato con lui a Roma». I tre giorni passati con il suo secondo aguzzino Francesca li racconta ai carabinieri nella deposizione del 15 febbrio 2011. «Siamo arrivati in quella casa verso le tre e mezzo del mattino. Prima lui ha parlato con due persone, poi è entrato nella camera. Io era seduta sul letto vestita, mi ha detto di spogliarmi, ma io non volevo. Gli dicevo di lasciarmi andare in Romania. Ma lui mi rispondeva che dovevo restare lì per fare i soldi. Dopo ha cominciato a spogliarmi e io cercavo di difendermi. Mi ha bloccato le mani incrociandole sopra la testa. Poi con un laccio da scarpe mi ha legato le mani alla spalliera del letto. Lui si è spogliato e mi ha dato due schiaffi. Poi mi ha messo un pezzo di stoffa in bocca per non farmi gridare. Io sbattevo i piedi perché non volevo, ma non potevo reagire, lui era più forte di me. Si è messo sopra di me e mi ha violentato. La mattina dopo, verso le 9 mi ha violentato ancora, sempre legata al letto. La terza volta è stata la sera del giorno successivo, questa volta senza essere legata, mi ha solo minacciato che mi avrebbe ammazzato il figlio. Dopo la seconda volta che mi ha violentato, quando non c'era, ho provato a chiamare i carabinieri con il mio cellulare ma non sapevo l'italiano». Per quattro giorni è rimasta a Roma, poi il ritorno a Capalbio. «Il primo giorno il mio nuiovo padrone mi ha lasciata stare, ma i giorni successivi mi ha fatto prostituire con uomini a casa sua. Prendeva 50 euro per prestazione e 100 per un'ora di sesso. I clienti erano rumeni, ma soprattutto italiani». F.L.
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