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«Il filmato del delitto rimosso dal mio sito»
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CONDANNATO Francesco Innocenti L'ergastolano Francesco Innocenti protesta per la decisione del Tribunale
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VOLTERRA. «La presente per comunicarvi che il Tribunale di Grosseto ha ordinato la rimozione dal mio sito internet www.francescoinnocenti.com del filmato realizzato l'8 marzo 2004 dagli inquirenti all'interno dello studio Giovannelli dove fu rinvenuto il cadavere del dottor Coli». Francesco Innocenti, ergastolano nel carcere di Volterra, condannato per l'omicidio del commercialista Ausonio Coli, avvenuto in uno studio di via Gramsci, ha scritto agli organi di informazione per protestare. Sostenendo che i giudici hanno decretato «per l'ennesima volta e oltre ogni ragionevole dubbio, la fine della libertà di stampa e di informazione». Innocenti parla da tempo attraverso il web, attraverso varie "lettere aperte". Nell'ultima, datata 4 giugno, annuncia ai cittadini di Arcidosso, il suo paese, di aver avvertito gli organi di informazione (mediante posta ordinaria - la lettera porta la data del 31 maggio) della sentenza del Tribunale, correggendo in questa sede la data del provvedimento (24 maggio e non 25). Innocenti dichiara di non conoscere le motivazioni ufficiali di un gesto che considera «sconsiderato», ipotizzando che nell'ordinanza del Tribunale vi siano riferimenti alle scene forti contenute e al rispetto del dolore dei familiari della vittima. «Purtroppo - dice commentando la scelta di mettere in rete il filmato - devo proseguire per la mia strada, per quanto lunga e tortuosa sia». Però Innocenti ricorda che «il video è in rete dall'agosto scorso, strano che la sua presenza diventi fastidiosa proprio il giorno dell'incontro tenutosi a Genova tra i miei familiari e uno degli avvocati». Nel sito, il link è ancora presente con un evidente sfondo giallo ma il filmato non si apre. A giustificazione della propria estraneità al delitto, Innocenti (che pure ha sempre ammesso di aver incontrato nella tarda mattinata Coli, curatore del fallimento) ricorda che di tutto il sangue presente nello studio, nemmeno una goccia era stata «mai rinvenuta sulle mie scarpe, tantomeno sugli abiti che indossavo quel giorno». Insomma, il condannato vuole continuare a sostenere la propria innocenza anche attraverso le contraddizioni che a suo giudizio emergono tra ricostruzioni e dati di fatto. E conclude con una frase enigmatica: «Sarebbe giunta l'ora di inquadrare quest'omicidio all'interno di una serie di decessi più o meno enigmatici verificatisi nella nsotra provincia nel corso degli ultimi anni, ma al momento non sono autorizzato a parlarne, purtroppo». P.S.
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