Sicurezza
Diciassette sindaci maremmani alleati per fermare il nucleare
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NO NUCLEARE I sindaci maremmani riuniti ieri sera in sala consiliare 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Hanno voluto mandare un segnale a tutti quei comitati e singoli cittadini che si sono impegnati con volantinaggi e porta a porta per raggiungere il quorum referendario. E così diciassette sindaci della provincia di Grosseto insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni regionali e provinciali, hanno aderito al "Comitato Maremma vota Sì per fermare il nucleare". «È importante che anche le istituzioni ci mettano la faccia - dice il portavoce del comitato Angelo Gentili - a maggior ragione in un territorio come il nostro nel quale due aree, una a nord tra Follonica e Piombino, una a sud tra foce d'Ombrone e l'Argentario, sono state segnalate come idonee per il deposito di scorie. Per non parlare di Montalto di Castro dove nascerebbe la centrale vera e propria. Non voglio fare terrorismo psicologico ma quando si verificano incidenti, le conseguenze si pagano lungo un raggio che va dai 30 agli 80 chilometri e noi ci rientreremmo in pieno». Nonostante questi scenari allarmanti, il presidente della Provincia Marras auspica un voto «che non faccia leva sulle paure della nostra comunità. Però, soprattutto intorno alle zone indicate come papabili, sarà visto come un sondaggio e la risposta non può essere quella dell'astensione». «E' singolare - aggiunge il sindaco di Grosseto Bonifazi - che i cittadini siano chiamati ad esprimersi nuovamente su un tema come il nucleare che era già stato respinto». Tra i primi cittadini presenti, e direttamente interessati per questioni geografiche, Baldi di Follonica parla del nucleare come di un «investimento scellerato che rientra in un certo tipo di visione consumistica della vita. Il nostro territorio ha già dato tanto, votiamo sì per garantire un futuro migliore ai nostri figli». A darle manforte anche il sindaco di Orbetello Paffetti, «l'ambiente è una priorità e la centrale di Montalto ci riguarderebbe da vicino», e quello di Roccastrada Innocenti che punta il dito contro «il messaggio che sta passando sul voto inteso solo come un diritto e non anche come un dovere civico». L.S.
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