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LARCI
Sensi: «Sono quattro sì a beni pubblici e ambiente»
Lorenzo Santorelli
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GROSSETO. Se i promotori del referendum utilizzano lo slogan «quattro sì per dire no» alla privatizzazione dell'acqua, al nucleare e al legittimo impedimento, l'Arci grossetana ribadisce gli stessi concetti ribaltando però la chiave di lettura. «Quattro sì - dice il presidente Christian Sensi - per dire sì ai beni pubblici, all'ambiente ed alla legalità». L'Arci rivendica di aver fatto propri i temi dei quesiti referendari in tempi non sospetti, quando l'attenzione dei più era carpita dalla tornata elettorale. «Le forze politiche spesso si sono concentrate su altri argomenti e adesso provano a prendere posizione. Noi pensiamo che queste tematiche non abbiano una valenza di parte ma riguardino trasversalmente tutti i cittadini, al di là delle differenti visioni». Ed è proprio "depoliticizzando" i quesiti che l'Arci spera si possa raggiungere il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto. «Il governo ha tentato in tutti i modi di evitare la consultazione, l'ultimo per fortuna è fallito oggi stesso (con la dichiarazione di ammissibilità del quesito sul nucleare sancito dalla Corte costituzionale, ndc). Riteniamo questo comportamento sciocco perché forse solo il quesito sul legittimo impedimento può avere una valenza politica. Nonostante ciò noi preferiamo continuare a concentrarci sui valori toccati da questo referendum». Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «Sono un elettore che fa sempre il proprio valore», Sensi sottolinea che «votare è un dovere civico. Si può votare no ma non andare a votare e incitare all'astensione è una scorrettezza». A chi fa notare che, in caso di raggiungimento del quorum, i comitati promotori riceveranno 0,50 euro per ogni voto raccolto mentre se non supereranno quella soglia rimarranno a bocca asciutta, risponde Silvano Brandi del comitato promotore "due SI per l'acqua pubblica". «In provincia di Grosseto e unicamente per quanto riguarda i due quesiti sull'acqua, i comitati hanno messo 5mila euro di tasca propria. Se si dovesse raggiungere il quorum ne riceveremo solo 400». In ogni caso, al di là degli aspetti pecuniari, «il referendum è uno strumento contro la disaffezione della gente. Il cittadino non delega più e si riappropria delle tematiche che più lo riguardano».
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