Il Tirreno

Grosseto

L'inchiesta sul caso-Scotti partita dall'esplosione all'Agrideco

<b>AGRIDECO.</b> L&#146;esplosione in fabbrica
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AGRIDECO. L’esplosione in fabbrica

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 GROSSETO. È partita dalla Maremma l'inchiesta che occupa in queste ore la "prima pagina" di telegiornali e quotidiani italiani, quella che ha condotto al clamoroso arresto di Angelo Dario Scotti, presidente e amministratore delegato del gruppo Riso Scotti. È l'inchiesta denominata "Dirty Money", condotta dal Corpo forestale dello Stato sul traffico illecito di rifiuti, ed è un'indagine che si è sviluppata anche seguendo le tracce di quel che accadde nel 2009 all'Agrideco di Scarlino. La fabbrica esplose, morì un operaio, e i carabinieri del Noe accertarono che all'Agrideco venivano stoccati e trattati rifiuti per i quali quell'azienda non era autorizzata.  Proprio seguendo le tracce, su e giù per l'Italia, di quel traffico di materiali, si sono accesi i riflettori anche su quel che accadeva nell'impianto di coincenerimento Riso Scotti Energia, a Pavia: autorizzato per l'impiego di lolle di riso e biomasse, secondo l'accusa vi venivano bruciati anche rifiuti pericolosi, con guadagni stratosferici. Non a caso il gip di Milano ha disposto nei confronti di Scotti e di altri indagati coinvolti, il sequestro di beni per 17 milioni di euro. Servizio a Pagina 11

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