Il dolore
Il comitato replica al presidente del Fiora
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MANIFESTAZIONE pro acqua pubblica a Genova «Sui finanziamenti bancari dice cose non vere e smentite dai fatti»
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GROSSETO. Il comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune" replica alla presa di posizione sul referendum di Claudio Ceroni, presidente di Acquedotto del Fiora. «Alcune dichiarazioni di presidenti delle società toscane di gestione dell'acqua tra cui Ceroni - scrive a nome del comitato Giuliana Gentili - hanno rotto un fronte unitario di forze politiche e culturali che chiedono agli italiani di votare quattro sì ai referendum e annullare anche la legge che obbliga ad assicurare ai gestori privati il 7% di profitto al capitale investito. La loro tesi - prosegue Gentili - è che senza questo rendimento le banche non anticiperebbero i capitali necessari agli investimenti per realizzare le opere, ma è smentita dai dati e dai fatti. Infatti la legge che si chiede di annullare è applicata in Italia da oltre un decennio e ha dimostrato che le banche private non possono anticipare capitali che rientrano, con il relativo ammortamento, dopo 30 o 40 anni. Queste sono le conclusioni della Commissione parlamentare di vigilanza sulle risorse idriche che ha pubblicato i dati di un fallimento generalizzato». «Se fosse vero ciò che sostiene Ceroni - prosegue la nota - non si spiega come mai l'Acquedotto del Fiora oggi non trovi le banche disposte a finanziare tutte le opere previste dal Piano di ambito, tanto che lo stesso Ceroni è costretto a depositare in banca gli utili annui di gestione, illudendosi così di ottenere fiducia e prestiti. Inoltre il fatto che le banche private anticipano solo i finanziamenti per opere che si ripagano in pochi anni produce una distorsione degli investimenti con la realizzazione ad esempio di dissalatori anziché di opere di manutenzione della rete. E se avesse ragione Ceroni non avrebbe neppure senso la proposta del governatore Rossi di ricorrere all'azionariato diffuso». Il comitato per l'acqua bene comune punta anche il dito contro il significato delle parole di Ceroni in cui «si sottintende che ci si debba piegare alle sole e uniche logiche del mercato, in assenza di ogni valutazione etica. Cosa direbbe la gente se qualcuno proponesse di legalizzare le attività della mafia solo perché i loro capitali servono all'economia di mercato? Ma a parte l'etica, che pure è tanto necessaria in quest'epoca, anche i liberisti seri sanno che è illusorio fare ricorso al credito delle banche private per realizzare opere che richiedono decenni di tempo per il ritorno dei capitali investiti». Sul fronte del doppio sì anche Confconsumatori. «Essendo i quesiti sull'acqua di stretta tematica consumeristica - scrive il presidente Marco Festelli - la nostra associazione da sempre distante da partiti e categorie economiche invita a votare per i due referendum per l'abrogazione del decreto Ronchi ritirando la scheda rossa e quella gialla. Quella dei referendum sull'acqua - ricorda Festelli - non è una battaglia politica ma una battaglia civica per la tutela dei diritti reali di tutta la cittadinanza». S.L.
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