Il dolore
Rta, Faralli assolto in appello
La Corte ha anche revocato la confisca dei 13 alloggi della srl
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FIRENZE. La terza sezione della Corte di appello di Firenze ha assolto perché il fatto non sussiste Aldo Faralli, l'ex presidente del Grosseto imputato in qualità di amministratore unico della società di costruzioni Pinolia che aveva costruito l'Rta Verde Pineta a Principina mare. Faralli era stato condannato in primo grado. All'epoca, Faralli era stato condannato per lottizzazione abusiva (e assolto per la truffa dopo la querela di un acquirente), nonché a risarcire gli acquirenti in separata sede. Il primo giudice aveva anche confiscato 13 alloggi ancora di proprietà della srl (in tutto, una cinquantina): i giudici di appello hanno adesso revocato la confisca.
Le motivazioni devono ancora essere depositate. Il primo processo era iniziato nel gennaio 2008, con la costituzione di parte civile anche del Comune di Grosseto: il caso era stato inizialmente archiviato, perché sembrava che vi fosse soltanto una difformità della concessione e la Procura aveva ipotizzato un'estinzione per prescrizione. Elementi giunti in seguito avevano indotto il pm Leopizzi a riaprire il caso. La sentenza era arrivata alla fine del gennaio 2010. La Procura generale aveva sollecitato la conferma della condanna di primo grado, così come alcuni acquirenti, già costituitisi parte civile con l'avvocato Magrini di Perugia. L'avvocato Massimiliano Arcioni, difensore di Faralli, ha sostenuto che non sono in contraddizione con la destinazione turistico-alberghiera alcuni degli elementi che in primo grado erano stati ritenuti sintomatici del cambio di destinazione d'uso da Rta a complesso residenziale: la condanna era stata ancorata alla vendita frazionata, all'accatastamento degli alloggi in classe A2 e delle parti comuni in classe D, al pagamento dell'Ici da parte degli acquirenti.
Ma la Cassazione, ha sottolineato il difensore, ha ritenuto come discriminante la gestione unitaria: se c'è, la Rta è in atto, se non c'è, si tratta di altra cosa. E nel caso del Verde Pineta, c'è. La difesa ha portato a giustificazione delle sue parole l'altissimo numero (migliaia) di persone che avevano frequentato quegli alloggi a partire dal 2003 e cha dimostrato che gli affitti erano gestiti non dai singoli proprietari - che non avevano alcun potere in merito - ma dalla stessa srl. Ha evidenziato che la vendita frazionata non nascondeva alcun illecito e che in questo caso non poteva comunque parlarsi di lottizzazione abusiva. Solamente fra qualche settimana la Corte d'appello depositerà le motivazioni, particolarmente attese in Maremma visto che alcune questioni per casi simili sono ancora aperte.
Le motivazioni devono ancora essere depositate. Il primo processo era iniziato nel gennaio 2008, con la costituzione di parte civile anche del Comune di Grosseto: il caso era stato inizialmente archiviato, perché sembrava che vi fosse soltanto una difformità della concessione e la Procura aveva ipotizzato un'estinzione per prescrizione. Elementi giunti in seguito avevano indotto il pm Leopizzi a riaprire il caso. La sentenza era arrivata alla fine del gennaio 2010. La Procura generale aveva sollecitato la conferma della condanna di primo grado, così come alcuni acquirenti, già costituitisi parte civile con l'avvocato Magrini di Perugia. L'avvocato Massimiliano Arcioni, difensore di Faralli, ha sostenuto che non sono in contraddizione con la destinazione turistico-alberghiera alcuni degli elementi che in primo grado erano stati ritenuti sintomatici del cambio di destinazione d'uso da Rta a complesso residenziale: la condanna era stata ancorata alla vendita frazionata, all'accatastamento degli alloggi in classe A2 e delle parti comuni in classe D, al pagamento dell'Ici da parte degli acquirenti.
Ma la Cassazione, ha sottolineato il difensore, ha ritenuto come discriminante la gestione unitaria: se c'è, la Rta è in atto, se non c'è, si tratta di altra cosa. E nel caso del Verde Pineta, c'è. La difesa ha portato a giustificazione delle sue parole l'altissimo numero (migliaia) di persone che avevano frequentato quegli alloggi a partire dal 2003 e cha dimostrato che gli affitti erano gestiti non dai singoli proprietari - che non avevano alcun potere in merito - ma dalla stessa srl. Ha evidenziato che la vendita frazionata non nascondeva alcun illecito e che in questo caso non poteva comunque parlarsi di lottizzazione abusiva. Solamente fra qualche settimana la Corte d'appello depositerà le motivazioni, particolarmente attese in Maremma visto che alcune questioni per casi simili sono ancora aperte.
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