Il Tirreno

Grosseto

Sono molti ad avere dubbi. E non manca chi si asterrà

Ceroni (Fiora): «Necessario lo spazio ai privati per investire»

<b>DUBBIOSI. </b>Sopra Claudio Ceroni e Alessandro Antichi
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DUBBIOSI. Sopra Claudio Ceroni e Alessandro Antichi

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 GROSSETO. Chiamato in causa da due dei quattro quesiti, Claudio Ceroni, presidente dell'Acquedotto del Fiora, dice che «andrò a votare» ma assicura il suo sì solo sul legittimo impedimento. «Sul nucleare non sono all'altezza di giudicare» per poi trincerarsi dietro ad un «il mio parere non conta» per l'acqua.  A capo di una società che ha già il 40% in mano ai privati, Ceroni punta il dito «sull'incertezza normativa che penalizza gli investimenti». Perplessità anche sui metodi con i quali è stata affrontata la tematica, «prima si è operato con un decreto legge (Ronchi ndc) a colpi di fiducia e adesso si delega ad un referendum dove sappiamo quanto contino gli umori popolari». Per poi aggiungere che «Non si deve obbligare un'azienda pubblica a cedere parte di azionariato ai privati. Però questa possibilità va garantita». Scavalcato così, a sinistra, da Mario Lolini che invece sull'acqua «voterò due sì perché abbiamo toccato con mano qui da noi (riferendosi al Fiora) che gli investimenti privati non hanno apportato migliorie». Su nucleare e legittimo impedimento lo sconfitto al ballottaggio esprime convinto i suoi no perché «sul primo possiamo riflettere grazie alla moratoria voluta dal governo, il secondo esiste anche in altre democrazie europee ed il quesito è usato solo come arma contro Berlusconi». Sul legittimo impedimento anche Luca Montemaggi, avvocato e ex capogruppo Pdl in comune, parla di «strumento necessario. Anche se non ne godrei personalmente, rimpiango l'immunità parlamentare voluta dai padri costituenti. Serviva a difendere il potere legislativo dalla magistratura». L'Api per bocca del consigliere provinciale Chelini assicura «due sì su legittimo impedimento e nucleare mentre sull'acqua voteremo no. La gestione ai privati garantisce maggiore efficienza e tariffe inferiori». L'altra gamba del nucleo centrista grossetano, nonostante le posizioni espresse dai leader nazionali Udc a favore del nucleare e dell'acqua privatizzata, rinuncia a dare indicazioni. «Sicuramente voterò ma ancora non so come - dice il coordinatore provinciale Tonelli - l'importante è che i cittadini siano informati». Folta la pattuglia degli astensionisti. In prima linea il coordinatore regionale Pdl Antichi, «è bene dire con chiarezza che anche il non voto è un diritto. Sono quesiti inutili e incomprensibili che se raggiungeranno il quorum frutteranno ai promotori 0,50 euro di rimborso a voto. In caso contrario rimarranno a bocca asciutta». «Non andrò a votare perché condivido le scelte fatte dal governo» dice il coordinatore provinciale del Pdl Agresti che poi ammette «sul nucleare avrei avuto qualche dubbio ma la questione va affrontata a livello europeo». Parla di istituto antidemocratico l'avvocato De Carolis Ginanneschi, consigliere provinciale Pdl, che ragiona. «Se 49 cittadini su 100 vanno a votare e tutti votano sì la legge viene mantenuta. Se vota il 51% e il 26% è favorevole la legge viene abrogata, per cui alla fine un 26% prevale sulla maggioranza». Niente referendum anche per il vescovo Monsignor Agostinelli, «non vado a votare perché non so di cosa si tratti». (l.s.)

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