La manifestazione
Batterio killer: falso allarme
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SALAME. Un sequestro a Grosseto per il sospetto del batterio killer Salame sequestrato in un negozio a Grosseto
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GROSSETO. L'incubo del batterio killer che miete vittime in tutto il nord Europa e manda nel panico la comunità mondiale dei consumatori si affaccia anche su Grosseto. Una capatina "mordi e fuggi", durata l'arco di pochi giorni e per fortuna resa pubblica solo a cose fatte, quando cioè il timore che in un negozio di Grosseto fosse venduto un prodotto aromatizzato col batterio assassino si è rivelato un falso allarme. Al centro di questa vicenda - sulle tracce di un vorticoso giro internazionale di alimenti - c'è l'ormai famosissima partita di salame di cervo sospettata di contenere il batterio mutante di eschericia coli. La storia è nota: le autorità sanitarie austriache sequestrano una partita di salame di cervo nel quale, sembra, si annidi la tossina. Quel salame è fatto con carne di cervo importata dalla Polonia, ma è prodotto da una fabbrica toscana. Viene dunque allertato l'Istituto superiore della Sanità, in Italia, che avvia le analisi sul prodotto sotto accusa. Mentre, ovviamente, in tutta Italia scattano i sequestri delle partite in vendita nei vari negozi, uno dei quali si trova proprio a Grosseto. Tanto rumore per nulla, grazie al cielo. L'altra sera, infatti, i vertici dell'Istituto superiore della Sanità hanno comunicato i risultati dei test condotti nei laboratori romani: il salame cresciuto nelle foreste polacche, lavorato sugli Appennini toscani, imputato sulle Alpi austriache e sequestrato in un negozio della Maremma è esente dal batterio killer. Assolto per non aver commesso il fatto, insomma, e restituito al mittente, ovverosia al salumificio toscano dal quale si era mosso. Tutto è bene quel che finisce bene. Anche se alla fine, a ripensare a quel giro di mezzo mondo della carne di cervo, viene proprio voglia di sentir parlare ancora di "filiera corta"...
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