Sicurezza
Indagine preventiva archeologica nella zona del cantiere del centro commerciale
Via ai carotaggi per l'Ipercoop
Francesca Ferri
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MUSEO. La direttrice CeluzzaSoprintendenza e Unicoop a caccia di... Etruschi
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GROSSETO. Unicoop, Comune, Tar e Consiglio di Stato: pensavano di decidere loro se fare o no l'ipermercato della Coop al Commendone, ma non è così. A dire l'ultima parola sulla struttura commerciale più travagliata della storia del territorio saranno i Signori di Maremma, gli etruschi. Che, anzi, lo hanno già deciso oltre duemila anni fa. La risposta va tirata fuori, letteralmente, dal sottosuolo dei 25mila metri quadri tra Grosseto e Roselle dove sorgerà il complesso: se gli antichi abitanti vi hanno lasciato una traccia, le cose per il futuro centro commerciale potrebbero mettersi male. Perché sopra un tempio o una antica necropoli non si può certo costruire il banco dei salumi o lo stallo dei carrelli della spesa. Il cantiere sorgerà a circa 5 chilometri dal sito archeologico di Roselle, dunque non è escluso che anche qui gli etruschi possano aver costruito. Per saperlo Unicoop ha avviato in questi giorni gli scavi per l'indagine archeologica preventiva, con carotaggi a campione, condotti dalla ditta Vibralcementi con la supervisione della Soprintendenza. I lavori andranno avanti per qualche settimana e, spiegano da Unicoop, sono «indagini di routine previsti per predisporre documentazione per chiedere il permesso a costruire». Ma forse sono anche qualcosa di più, come spiega la direttrice del Museo Archeologico di Grosseto, Maria Grazia Celuzza. «Non conosco di preciso la localizzazione del centro commerciale - spiega Celuzza - dunque parlo solo a livello generale. In questi casi, però, prima di iniziare gli scavi preventivi si fa sempre un'indagine del "già noto" negli archivi della Soprintendenza. Se si è proceduto con gli scavi, evidentemente qualcosa è già emerso dalle carte». L'altro indizio da considerare è che solo una minima percentuale della zona è stata indagata. «Ci sono pochissime notizie - spiega Celuzza - per lo più dalla tradizione orale, sul rinvenimento di tombe, un rischio che c'è quasi sempre a meno di una zona paludosa». Si potrebbero ad esempio rinvenire vie di transito, distaccamenti di necropoli o ville. E c'è un precedente. Nell'estate 2001, quando le ruspe cominciano a scavare lì vicino per la quattro corsie per Siena, spuntò fuori una villa romana. La Soprintendenza bloccò tutto e si dovette cambiare progetto rialzando strada - e costi - nel tratto vicino a Nomadelfia. Quanto alla palude, la laguna maremmana si è formata solo nel Medioevo. Insomma, quanto a "terreno edificabile" gli etruschi al Commendone ce l'avevano eccome. Ora, se anche dai carotaggi dovessero spuntare antichi resti, non è detto che qualsiasi "sasso" basti a fermare i lavori. «Sta alla Soprintendenza decidere - spiega Celuzza -. Un grande monumento crea problemi, ma una piccola tomba la si può anche scavare e poi costruirci intorno. Ci sono già esempi di centri commerciali collegati all'archeologia». Quando fu realizzata l'Ikea alla Bufalotta, a Roma, spuntò un vero tesoro oggi ammirabile, accanto a divani e mobili componibili, in un piccolo museo nel negozio. A Noventa sul Piave, vicino a Venezia, invece, l'outlet locale ha finanziato uno scavo e realizzato un museo virtuale. Insomma, se anche la Vibralcementi dovesse riportare alla luce dei reperti, non è detto che l'Ipercoop non si possa fare ugualmente, anzi, potrebbe essere una risorsa in più. Sempre che non si voglia cogliere la palla al balzo e, affibbiata la colpa ai Signori di Maremma, non si decida di rinunciare al tanto sospirato centro commerciale. Che, per il momento, di grane ai suoi titolare ne ha causate non poche.
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