Il dolore
«Un mese insieme ai migratori»
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IL CORSO. Per smascherare i bracconieri Due grossetani: aggrediti dai cacciatori di frodo
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GROSSETO. Per una settimana si sono svegliati tutti i giorni alle tre del mattino. Hanno presidiato i punti strategici dove erano stati avvistati i cacciatori di frodo per salvare la vita a tortore e tordi. Loro, un gruppo di animalisti della Lega Anticaccia, sono partiti armati di telecamere e tenacia per Ponza. Gli altri, i bracconieri dell'isola laziale, li hanno accolti armati di fucili e rabbia per non poter più condurre le proprie attività illecite. Tre volontari anticaccia sono stati aggrediti dai bracconieri a colpi di bastone. La piazzola per l'atterraggio degli elicotteri del Corpo Forestale è stata incendiata. La piazzola per l'atterraggio degli elicotteri del Corpo Forestale è stata incendiata. Il fiorentino Simone Sernissi, 27 anni, e la sarda Carla Pau, 29 anni, da un anno si sono trasferiti a Petricci, sull'Amiata. Entrambi hanno partecipato a maggio ai campi antibracconaggio. «Per noi era la prima volta - racconta Simone - abbiamo coperto tutto il mese di maggio, durante il quale le migrazioni dei volatili raggiungono la maggior intensità». Con tanti bracconieri in Toscana, come mai siete andati proprio a Ponza? «Perché la sua posizione è strategica. Gli uccelli che migrano dal nord Africa passano da lì. Inoltre la biodiversità è straordinaria, tanto che le altre isole pontine hanno oasi protette mentre Ponza no. Non è un caso che su circa tremila abitanti quasi la metà abbia il porto d'armi». «Ai ragazzi che compiono 18 anni - aggiunge Carla - viene regalato il fucile. È un problema culturale e di tradizioni». Dure le giornate al campo di Ponza. «Ci svegliavamo alle 3 del mattino per farci trovare pronti nei punti dell'isola - raccontano - come ad esempio la piana dell'incenso, dove i bracconieri si appostavano. Portavamo con noi macchine fotografiche e telecamere per riprenderli di nascosto. Siamo riusciti a far denunciare quattro bracconieri grazie al materiale raccolto. Comunque la nostra presenza spesso bastava a farli desistere e a noi interessava questo». Dopo la pausa pranzo e un riposo, le attività riprendevano nel tardo pomeriggio. «Fino alle 22 giravamo per disinnescare le trappole a ghigliottina o quelle al vischio». La settimana prima di voi alcuni attivisti sono stati aggrediti. Come è stata l'accoglienza sull'isola? Vi eravate preparati appositamente? «Abbiamo provato a spiegare agli abitanti perché eravamo lì. Qualcuno ci dava ragione, altri ci vedevano come i forestieri ficcanaso - racconta Carla - comunque solo poche persone hanno avuto un atteggiamento veramente ostile a base di insulti e minacce. Ero un po' intimorita dai precedenti, anche perché una notte abbiamo dormito all'aperto e non avevamo una scorta da parte delle forze dell'ordine. Non abbiamo seguito un addestramento specifico. Siamo stati a Vallevegan, un'oasi naturale in provincia di Roma gestito da una fondazione animalista, per aggiornarci sulle specie animali e sulle trappole utilizzate. Tutto il resto si impara sul campo». Siete riusciti a far denunciare quattro bracconieri mentre non è quantificabile il numero di animali salvati dalla vostra presenza. Siete soddisfatti? «Siamo molto soddisfatti e sarà un'esperienza che rifaremo sicuramente». L.S.
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