Il Tirreno

Grosseto

Immigrazione, l'inchiesta si allarga

Pierluigi Sposato
<b>FUORI DAL TRIBUNALE</b> Marcello Moretti parla con i suoi avvocati Riccardo Lottini e Alessio Scheggi
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FUORI DAL TRIBUNALE Marcello Moretti parla con i suoi avvocati Riccardo Lottini e Alessio Scheggi

Gli indagati sono adesso più di venti, agli atti ci sono quattromila pagine

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 GROSSETO. L'inchiesta sui presunti illeciti commessi per favorire l'immigrazione clandestina si allarga a macchia d'olio. Gli indagati sono più di venti e le indagini stanno coinvolgendo anche un importante ufficio pubblico di Grosseto. I carabinieri coordinati dal pm Laura D'Amelio hanno individuato nuovi persone - impiegati o funzionari - grazie al lavoro di investigazione condotto anche attraverso le intercettazioni telefoniche.  Alcuni di loro potrebbero corrispondere a quelle persone indicate da uno degli indagati sottoposti ieri a interrogatorio di garanzia, Paolo Palumbo: «Ci sono altre persone coinvolte - dice il suo difensore, Filippo Maria Bougleux - ne ha parlato il mio assistito». Palumbo ha parlato, come ha parlato anche il principale indagato, Marcello Moretti, già dipendente della Confesercenti, e come ha parlato anche Chiara Chimienti, che della stessa associazione è ancora dipendente. Non hanno voluto invece rispondere alle domande del gip Molino né Reno Kaja, né Muhammad Irfan Khan.  Potrebbero corrispondere o potrebbe trattarsi di persone il cui nome non è mai finora comparso nelle oltre quattromila pagine della voluminosa inchiesta, corredata di intercettazioni e verbali di pedinamento.  Moretti è entrato per primo nell'aula di udienza e ha parlato per un'ora e 20. Assistito dagli avvocati Alessio Scheggi e Riccardo Lottini, ha però dato spiegazioni solo su una parte dell'inchiesta: quella della presunta violenza sessuale ai danni di una donna albanese (tornata nel suo paese) in cambio del permesso di soggiorno: fatti che sarebbero avvenuti a Talamone in più occasioni nel febbraio 2009 (querela del luglio 2010). «Ha dato chiarimenti e riferimenti idonei a smentire il racconto della ragazza», dicono i legali. Ma il rapporto non c'è stato o c'è stato ed è stato consensuale? «Su questo non rispondiamo», dicono gli avvocati. Però Lottini e Scheggi aggiungono che Moretti ha dato indicazioni sui meccanismi di delega che i datori di lavoro possono concedere alle associazioni nello svolgimento di una parte delle pratiche finalizzate all'assunzione: «Quella adottata da Moretti è una prassi consolidata anche al di fuori della Maremma, comune anche ad altre associazioni, e accettata dallo Sportello unico della Prefettura. Ci sono due piani diversi: quello della pratica, che può essere delegata, e quello della stipula vera e propria dell'assunzione, che è un contratto privato e che deve necessariamente vedere la presenza delle due parti. Abbiamo chiarito al giudice alcuni aspetti che possono essere utili per evitare fraintendimenti e per capire meglio i meccanismi».  A questi aspetti, però, Moretti ha dedicato soltanto alcuni passaggi: «Chiederemo al pubblico ministero un interrogatorio apposito. Moretti vuole parlare e chiarire. Intanto ha smentito con forza la questione della violenza sessuale riferita dalla donna. Del resto, ci sono numerosissime intercettazioni: alcune sono espressamente indicate nell'ordinanza, ad altre viene solo fatto cenno».  Ha preferito non rispondere, consigliato dall'avvocato Romano Lombardi, Reno Kaja, 32 anni, titolare di un'impresa di servizi agricoli, coindagato con Moretti e Chimienti per gli ingressi di cinque stranieri. E così ha fatto anche Muhammad Irfan Khan (difesa Elena Tigli), pachistano di 34 anni, che avrebbe concorso con Palumbo - il filone è separato - nel favorire la permanenza illecita di uno straniero procurandogli un posto di lavoro fittizio dalla zia dello stesso Palumbo, non intenzionata però ad assumerlo.

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