Il Tirreno

Grosseto

«Il Regolamento è pieno di errori»

Gabriele Baldanzi
<b>QUARTIERI.</b> La zona di Casalecci e la Serenissima: due aree che, secondo le associazioni, rischiano di essere stravolte
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QUARTIERI. La zona di Casalecci e la Serenissima: due aree che, secondo le associazioni, rischiano di essere stravolte

Associazioni ed esperti criticano le scelte: così com'è, è inattuabile

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 GROSSETO. L'amministrazione Bonifazi, vecchia e nuova, è di nuovo nel mirino per le politiche urbane. Dopo la durissima nota dell'ordine degli architetti (due mesi fa) sulla imprescindibile necessità dei concorsi di progettazione, di cui il Comune di Grosseto, negli ultimi 5 anni, ha spesso fatto a meno, adesso terreno di critiche e accuse nei confronti del sindaco diventa il nuovo regolamento urbanistico.  Un Ru duramente giudicato, nei contenuti, da tre associazioni - Pensiero Progettante, che riunisce un gruppo di giovani laureati grossetani, Maremma Viva, Sentinella di Maremma - e da Alan Schiaretti (esperto di bioedilizia).  «Il Regolamento urbanistico coordinato da Gianfranco Gorelli e approvato di recente dal Comune di Grosseto - spiega Daniele Picotti - è una macchina con il motore disordinato, destinata - con molte probabilità - a fermarsi o in alternativa a schiantarsi contro un muro. L'apparato normativo del nuovo strumento urbanistico sembra essere in molti punti in contrasto con i suoi stessi principi ispiratori esposti nella relazione generale. Il nuovo strumento, in alcune sue previsioni, risulta addirittura in contrasto con gli indirizzi e gli orientamenti espressi dai Piani di Provincia e Regione. Non solo. Sono stati previsti una miriade di "contenitori" edilizi senza verificare la presenza effettiva o potenziale, all'interno del Comune, dei relativi "contenuti". Si è rinunciato ai recuperi diffusi del patrimonio edilizio, dimenticando, nelle norme, il primo comandamento dell'urbanistica moderna: il risparmio del suolo agricolo. A guadagnarci qui sono solo i proprietari fondiari, non "toccati" dalla perequazione che inciderà, per ora, solo sulle imprese e sui cittadini. In futuro le case, qualora ci fossero imprese disposte a costruirle, costeranno cifre impossibili. Infine lo scenario più fosco: una Grosseto saldata a Roselle, Istia, Stiacciole, Casalecci, una città tentacolare strutturata senza logica, con strade strette, un verde pubblico residuale, un centro storico svuotato dei servizi, in overdose di grandi strutture commerciali e con aree produttive disposte a macchia di leopardo».  Ma perché la politica non entra in certi gineprai? «E' probabile - secondo le associazioni e Alan Schiaretti - che, vista la complessità della materia, gran parte del consiglio comunale e degli amministratori sottovaluti i contenuti del regolamento urbanistico e le scelte che sono state compiute e votate. Non si spiegano altrimenti i silenzi e gli assensi. E anche i media fanno fatica a comunicare certi messaggi». Sul consumo di suolo ad esempio, calcoli alla mano, le associazioni dimostrano come gli 800 alloggi previsti sull'area della Serenissima, 80 ettari interessati dalle previsioni, potessero essere ricavati, con tipologie edilizie simili, all'interno dell'area attualmente occupata dal Deposito Artiglieria dell'esercito (25 ettari). Un recupero dell'esistente che avrebbe consentito una sensibile riduzione del suolo occupato e la creazione di un più vasto parco agricolo al confine con la città. Ma è solo un esempio. «Sull'Ipercoop, altro esempio, si è detto pochissimo. Eppure stiamo parlando di un intervento che mangerà 33 ettari e dove si è rinunciato a fare parcheggi sotterranei per farli fuori terra».  Alberto Frattini, leader di Maremma Viva, è preoccupato: «Nel nuovo regolamento urbanistico, che autorizza 332 mila mq di nuove costruzioni (un'enormità, visto che i due successivi avranno "capacità" di 80 mila ciascuno), si parte da un'analisi dei trend demografici di Grosseto per giustificare certe scelte. La filosofia di fondo è chiara: costruire, attrarre popolazione dal resto della provincia spopolando i paesi delle colline, abbassare la media (peraltro già allineata al resto d'Europa) dei componenti per famiglia, saldare la città con le frazioni più vicine, un unione dei nuclei che è una bestemmia. Tutto questo con un traguardo che qualcuno sbandiera come il grande risultato: i 100 mila abitanti. La speranza adesso è che, ad altri livelli, si stralcino e si mettano in discussione buona parte delle scelte, perché chiaramente in contrasto con il Ptc e con il Piano Regionale. Sia nell'edilizia privata che in quella pubblica il nuovo regolamento è a nostro avviso inattuabile».

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