Il Tirreno

Grosseto

Comune e Curia: «Fatto il massimo»

Lorenzo Santorelli
<b>DISPERATI.</b> Le famiglie senza casa protestano davanti al Municipio
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DISPERATI. Le famiglie senza casa protestano davanti al Municipio

Per l'assegnazione degli alloggi ci sono regole e graduatorie

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 GROSSETO. Tacciate di insensibilità e scarsa carità cristiana per come hanno gestito l'emergenza delle 6 famiglie, con 11 bambini, sfrattate dal residence Blumaremma e da Casa Betania, Comune e Curia respingono le critiche.  La prima a prendere la parola è Anna Guidoni, assessore alle politiche sociali della giunta appena decaduta. «Purtroppo ci sono tante famiglie nella loro situazione che hanno anche più punti nella graduatoria dell'emergenza abitativa. Questa situazione dura da novembre e niente è cambiato». Sulla proposta avanzata da Massimo Nannini, presidente delle Ronde della carità, per la riapertura del dormitorio di Via De Amicis a barbanella, Guidoni non vuole esprimersi. «Posso parlare solo di quanto successo durante il mio mandato e non delle mosse future. Vorrei sottolineare però che il dormitorio era per i clochard soli, non per le famiglie. Potrebbe essere una soluzione di emergenza però poi saremmo nuovamente punto e daccapo». Un'altra delle accuse mosse all'amministrazione comunale da parte degli sfrattati è quella di tenere vuoti gli alloggi non assegnati. Guidoni però non ci sta e spiega. «Per le case sfitte c'è una procedura da rispettare con l'Epg (Edilizia provinciale grossetana, il soggetto preposto alla gestione dell'edilizia residenziale pubblica). Dobbiamo rivolgerci a loro per fare le perizie tecniche, capire i lavori da fare, dall'imbiancatura al rifacimento dei bagni. A quel punto l'Epg fa un bando per affidare i lavori ad una ditta. Terminate le opere necessarie, l'amministrazione può nuovamente assegnare l'appartamento in base alla graduatoria». Una trafila burocratica che inevitabilmente allunga i tempi. «Ma non potremmo fare altrimenti. Se succede un incidente domestica ci vanno di mezzo il comune ed i suoi tecnici». Che però i soldi pubblici potrebbero essere spesi meglio, emerge dalla gestione della permanenza delle sei famiglie presso il residence Blumaremma di Marina. «Sono state trasferite lì da novembre. La loro permanenza è variata dai tre ai sei mesi a seconda delle situazioni. L'amministrazione comunale ha pagato cinquecento euro al mese per famiglia». Fingendoci clienti interessati abbiamo contattato la Blumaremma che per lo stesso periodo di bassa stagione, da novembre in poi, chiede mensilmente 250 euro per un monolocale e 350 euro per un bilocale. Come mai il comune ha speso 500 euro? Dove sarebbe la convenienza della convenzione?  Si smarca anche il vescovo monsignor Agostinelli che dice «la curia ha fatto tutto il possibile. Casa Betania aveva stipulato dei patti con il Comune e c'erano delle scadenze precise. Non potevano fare diversamente». Un appello ad «aprire le porte di casa e frugarsi nelle tasche» arriva da Don Enzo Capitani, presidente della fondazione "L'altra città". «Gestiamo un dormitorio al cottolengo con la fondazione "Le Querce di mamre". Paghiamo l'affitto di due case che diamo alle persone sfrattate e contribuiamo con 650 euro mensili all'affitto di dieci famiglie. Più di questo non possiamo fare. Non mi esprimo sul comportamento di Casa Betania, forse potevano fare uno sforzo in più ma non sta a me giudicare». Il messaggio conclusivo però è rivolto a tutti i cittadini. «Ognuno dia un contributo personale, in modo da essere da esempio. A quel punto forse anche le istituzioni ci verranno dietro». Intanto sarebbe salito a tre il numero di famiglie che hanno occupato altrettante case sfitte. Per gli altri ancora una notte in macchina.

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