Il Tirreno

Grosseto

Pizzicato e identificato in via Ginori, un residente lo denuncia per atti contrari alla pubblica decenza

Quando una pipì si paga a peso d'oro

Lorenzo Santorelli
<b>PUBBLICO DECORO </b>In Germania la pip&igrave; in strada si vieta con cartelli come questo
◗
PUBBLICO DECORO In Germania la pipì in strada si vieta con cartelli come questo

La fa in strada: giovane grossetano rischia sanzione da oltre 1200 euro

3 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Potrebbe costare molto cara a un giovane grossetano la pipì fatta a cielo aperto. Per la precisione, 1.291 euro: somma da versare allo Stato come riparazione al reato di "atti contrari alla pubblica decenza".  Era la tarda serata del 17 aprile scorso quando un ventiduenne arriva nel cuore del centro storico intorno a mezzanotte e mezza. Non ha bevuto in nessuno dei locali che in passato hanno recato disagi ai residenti. Il suo è un semplice ma impellente bisogno fisiologico. «I bar della zona erano tutti pieni di clienti e così, per risparmiare tempo, ho cercato un angolo riparato in via Ginori. Ovviamente non ho urinato su nessun portone bensì su un muro. Sfortuna ha voluto che in quel momento passassero tre poliziotti in borghese».  Gli agenti, che perlustravano la zona per prevenire vandalismi e il consumo di stupefacenti, gli chiedono le generalità e lo controllano. «Ero sobrio e non avevo nessuna sostanza stupefacente. Dopo aver contattato la centrale e vedendo che non risultavano precedenti, decidono di lasciarmi andare. Non prima però di avermi fatto una ramanzina su quanto sia sbagliato fare pipì per strada e dicendo che se fosse capitato nuovamente sarebbero stati meno clementi».  La vicenda sembra conclusa lì, ma quattro giorni dopo arriva l'amara sorpresa. «Vengo convocato in questura perché un residente di uno dei palazzi adiacenti, dopo aver visto tutta la scena, ha voluto sapere i miei dati per denunciarmi. Gli stessi poliziotti erano perplessi però non hanno potuto fare altro che notificarmi la denuncia». L'articolo 726 del Codice penale punisce con l'arresto fino ad un mese o con un'ammenda da 258 a 2.582 euro "chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza".  A settembre il giovane dovrà presentarsi per la prima udienza davanti al Giudice di Pace. Il suo avvocato presenterà istanza per irrilevanza del fatto. Se non dovesse essere accolta, l'unica alternativa per evitare il processo è ricorrere al procedimento dell'oblazione. Ammissibile per infrazioni di lieve gravità, l'oblazione è un istituto giuridico che permette di "trasformare" l'illecito penale in amministrativo attraverso il pagamento di una somma pari alla metà del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, in questo caso la metà di 2.582 euro. È curioso immaginare quanto verrebbero rimpinguate le casse comunali se tale solerzia venisse applicata ad ogni episodio simile. Si narra che nell'antica Roma l'imperatore Vespasiano, eponimo dei moderni orinatoi pubblici, fu rimproverato dal figlio Tito per aver messo una tassa, la "centesima venalium", sulla pipì fatta nelle latrine pubbliche. A quel punto Vespasiano avrebbe messo le monete raccolte dalla tassa sotto il naso del figlio per fargliele annusare. «Pecunia non olet» gli avrebbe detto. Il denaro non puzza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa